Cose sparse sull’aver visto i Radiohead a Bologna.

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Ti chiedono di raccontare com’è stato, ma non è possibile. Dovevi esserci.

Com’era il concerto, ti chiedono. Ma non era mica un concerto. Per capirlo, dovevi essere lì e farti riempire gli occhi di luce.

All’inizio non riuscivo a crederci. I Radiohead sono la più grande band degli ultimi 20 anni. Non fatemeli classificare in un lasso temporale più ampio perché sono ancora troppo preso da quello che ho visto e sentito e potrei quindi esagerare. Comunque, top10.

All’inizio non riuscivo a crederci, ma non per questo. Il punto è un altro. Quando uscì Creep, nel 92, io c’ero: avevo 13 anni. Due anni dopo, era il 1995, uscì The Bends e io c’ero moltissimo, di anni ne avevo 16. Quando uscì Ok Computer, nel 1997, non solo c’ero, ma avevo 18 anni. Eccolo il punto: i Radiohead sono miei. Per questo non riuscivo a credere di averli lì, davanti a me.

Lucky. E’ stato in quel momento. I’m on a roll, I’m on a roll this time. E’ lì che è successo. Lucky nella cassetta doppiata e consumata di Ok Computer, Lucky nella mia camera adolescente, Lucky maltrattata sulla mia chitarra acustica. Eccoli lì, i miei Radiohead. It’s gonna be a glorious day.

Non sono i singoli pezzi, è la potenza dell’esibizione a far spavento ed è la sua coerenza a lasciare senza fiato. La potenza di una sezione ritmica devastante e la coerenza di un’idea di musica che forse ora più che mai i Radiohead hanno chiara in testa. Chiedergli ancora di fare Creep, insomma, vuol dire non avere capito un cazzo. Mentre Planet telex si veste con abiti nuovi e trova sorprendentemente posto in scaletta.

Non sono i singoli pezzi, no. Ma You and whose army? ammutolisce 25mila persone e The Daily Mail ha già adesso la forza di un classico. Vogliamo dire che son stati i momenti migliori? Ditelo voi, io sono per il pacchetto intero.

Non sono i singoli pezzi e non è solo la musica. Gli schermi che si muovono sopra e attorno ai Radiohead, gli schermi che spezzettano i Radiohead – Thom al microfono in uno, le bacchette di Selway nell’altro e poi Jonny in un altro ancora e così via – e poi le luci, quelle luci che alla fine ti porterai a casa, negli occhi.

I Radiohead sono la più grande band degli ultimi 20 anni anche perché sull’album più clamoroso degli anni 90 pubblicarono la più grande canzone degli ultimi 20 anni. E io li ringrazio per averla fatta, perché non sono i singoli pezzi, certo, ma ascoltare Paranoid Android dal vivo, fatta da quei cinque tizi lì, che 15 anni fa cominciarono a suonarla nella mia cameretta per non smettere più, vale molto più del prezzo del biglietto, molto più dell’attesa, molto più degli spostamenti e dei rinvii che abbiamo sopportato per assistere a questa cosa che pigramente chiameremo sempre: il concerto dei Radiohead a Bologna.

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