La volta che Paul McCartney ha suonato a Bologna e io c’ero.

Paul+Mc+Cartney+Performs+Bologna+B2Op-M4JsXal

Un anno fa di questi tempi avevo di fronte a me, sul palco, Paul McCartney col suo basso Hofner a forma di violino. Attaccò con Magical Mystery Tour e, previdibilmente, scese una lacrimuccia. Come avrebbe potuto resistere, d’altra parte, colui che piagnucolò persino la prima volta ad Abbey Road.

Un concerto di McCartney, per un beatlesiano nato quasi dieci anni dopo lo scioglimento dei Beatles, non è semplicemente un concerto. Banalmente, si potrebbe dire che vedere McCartney dal vivo sia la cosa più vicina a un concerto dei Beatles che ormai possa capitare, ma non è solo questo. Paul McCartney sul palco dell’Unipol Arena di Casalecchio è la prova quasi tangibile che era tutto vero. Le cassette di tuo padre, la raccolta completa degli album in cd (due volte, “normale” e rimasterizzata), i libri, i film, gli articoli sui giornali e poi le foto e tutto il resto: dopo quasi trent’anni di onorata carriera beatlesiana non è che ti viene il dubbio, perché non ci pensi, ma un po’ pesa il fatto di non averli vissuti, quei quattro, di essere arrivato quando già erano un passato abbastanza remoto. Poi arriva lui e da lontano le rughe non le vedi, senti solo che la voce è la stessa e il suono di quel basso è lo stesso e lui ti canta quelle canzoni lì, anche The night before, che quando avevi tredici, quattordici anni, e hai comprato Help! ti sei fermato su di lei, la seconda traccia e te ne sei innamorato. Arriva lui e capisci che era tutto vero. E finisce che un po’ ti commuovi.

Poi ti riprendi e la sorpresa è che il concerto di McCartney è anche un concerto, un concerto vero, spettacolo per le orecchie e per gli occhi. Qualche anno fa, era il 2007, ho visto i Rolling Stones dal vivo. Gli Stones sono un circo, un baraccone meraviglioso, emoziona sentire i riff di Keith Richards suonati da Keith Richards, con tutte le mossette di Keith Richards: ma non c’è un momento in cui non pensi che in fondo è tutto finto. Con McCartney questo non è successo. Forse, la ragione sta nel tipo di personaggio che gli Stones sono stati o hanno interpretato nella loro epoca d’oro a differenza di McCartney, forse è difficile non sembrare un po’ finti se a 70 anni ancora sculetti e fai le linguacce come nel 72. E’ chiaro che anche quella di Macca è ormai autocelebrazione, la scaletta che ripercorre i 50 anni di carriera dai Beatles agli Wings fino ai progetti solisti (compreso lo sperimentale The Fireman) ne è la testimonianza, ma per McCartney è più facile, era “solo” un grande musicista e a distanza di anni la voce e il fisico reggono ancora per consentirgli quasi tre ore da grande musicista.
La voce, il fisico e le canzoni, ovviamente. Perché nessuno al mondo può permettersi una scaletta come quella di Paul McCartney. Ecco, a proposito di questo, l’unico dubbio che mi è rimasto, a distanza di un anno, è perché un tizio che ha a disposizione mezzo catalogo dei Beatles, decida di riproporre ancora Ob-la-di, Ob-la-da. Lennon non gliel’avrebbe fatta passare liscia. Io, va beh, l’ho perdonato.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...