[1970] Millenovecentosettanta

Subito una chicca statistica: nel 1970 il mondo Beatles produce ben sei album, un record. A Let it be si aggiungono i primi lavori solisti di tutti i singoli membri: Ringo Starr ne pubblicherà addirittura due. E se l’esordio di Macca vale solo per il record, appunto, e per Maybe I’m amazed, quelli di Lennon e George Harrison sono capolavori di livello assoluto (All things must pass è addirittura un immenso album triplo). Sentimental Journey e Beacoups of blues sono due onesti album di cover selezionate e cantate da Ringo, con quel suo vocione lì che fa simpatia. Sei album in un anno. Meraviglioso, se non fosse che il 1970 è l’anno dello scioglimento dei Beatles, fatto epocale e simbolico, perché segna la fine degli anni Sessanta non solo cronologicamente, ma anche a livello di ideali, valori, immaginario. Persino suoni. Lo scettro del rock passa idealmente di mano, sono i Led Zeppelin a farsene portatori pressoché indiscussi. Il loro terzo album gioca su uno straordinario equilibrio fra inattese atmosfere folk e gli accenti blues e heavy dei precedenti. E’ un anno storico per l’heavy metal anche grazie ai Black Sabbath, che pubblicano Paranoid, il loro album forse più importante e influente e al debutto folgorante degli Uriah HeepVery ‘heavy…very ‘umble. Il 1970 è anche l’anno in cui i Deep Purple pubblicano In Rock (con la celebre copertina che cita il Monte Rushmore) con la loro line-up storica, con Gillian e Glover che affiancano Blackmore, Lord e Paice.
Si separano  Simon and Garfunkel, che dopo Bridge over troubled water prenderanno strade diverse e con differente fortuna e, dopo un solo album i Blind Faith di Steve Winwood ed Eric Clapton, che non resterà certo inattivo. Nel ’70 escono, oltre a un album live dei disciolti Cream, il terzo disco di Delaney and Bonnie (On tour with Eric Clapton) e soprattutto il primo e unico lavoro firmato Derek and the Dominos (supergruppo che lo vede a fianco di Duane Allman, la cui chitarra farà grande Layla) e il suo omonimo esordio solista: Clapton is god, davvero, o comunque nel 1970 lo è stato.
Escono, prodotti da David Gilmour, i due album solisti di Syd Barrett, mentre gli MC5 di Fred “Sonic” Smith, danno un seguito al devastante Kick out the Jams con il loro primo lavoro in studio: Back in the USA. Debuttano i Mountain di Leslie West e Felix Pappalardi, e i Faces, band dalla line-up portentosa, nata dal’incontro fra membri degli Small Faces (Ronnie Lane, Kenney Jones) e del Jeff Beck Group (Rod Stewart e il futuro chitarrista degli Stones, Ron Wood). Intanto Neil Young (che pubblicherà anche il bellissimo After the Gold Rush) si affianca temporaneamente a Crosby, Stills e Nash per creare Deja VuElton John pubblica il suo secondo disco, omonimo, che si apre con Your Song e Bob Dylan spiazza tutti con il bizzarro Self Portrait. Escono i primi album di Supertramp, Kraftwek e Gentle Giant ma, soprattutto, Emerson, Lake and Palmer debuttano con l’omonimo disco contenente Lucky man.
C’è gente che come Ringo si permette di pubblicare due album in un anno, ed entrambi di ottima qualità: il già citato Elton John, i Badfinger scoperti da Paul McCartney, i Grateful Dead di Jerry Garcia che virano al folk con Workingman’s dead e American beauty, i Free (su Fire and water sarà compreso il classico All right now), i Creedence Clearwater Revival (fra cui il loro capolavoro, Cosmo’s Factory), Van Morrison (Moondance e His Band and the Street Choir) e Cat Stevens, che pubblicherà il suo disco più celebre, Tea for the Tillerman. Anche le Supremes pubblicano due album dopo aver perso Diana Ross, che a sua volta pubblicherà il suo omonimo debutto solista.
Escono live storici come Mad Dogs and Englishmen di Joe Cocker e Live at Leeds degli Who e classici come Atom heart Mother dei Pink FloydJohn Barleycorn Must Die dei Traffic, The man who sold the world di David Bowie e il concept dei Kinks Lola Versus Powerman and the Moneygoround, part One, che tenerlo fuori dalla top10 causa un dolore fisico.
Muoiono Jimi Hendrix e Janis Joplin: il suo ultimo album, Pearl uscirà postumo con un pezzo che ad ascoltarlo mette i brividi, Buried alive in the blues, rimasto strumentale perché Janis muore il giorno prima di registrare la sua parte vocale.

I DIECI MIGLIORI ALBUM DEL 1970
1. All things must pass – George Harrison
2. John Lennon/Plastic Ono Band – John Lennon
3. Led Zeppelin III – Led Zeppelin
4. Cosmo’s Factory – Creedence Clearwater Revival
5. Deja Vu – Crosby, Stills, Nash & Young
6. Bridge over troubled water – Simon and Garfunkel
7. Pearl – Janis Joplin
8. In Rock – Deep Purple
9. After the gold rush – Neil Young
10. Workingman’s dead – Grateful Dead
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