[1979] Millenovecentosettantanove

Il 1979 chiude gli anni Settanta col botto. Si sfidano dinosauri del rock e nuove leve pronti a scalzarli. Da una parte i Pink Floyd del monumentale e tormentato The Wall, dall’altra i Clash di London Calling. Anche i Fleetwood Mac, reduci dal successo di Rumours, si concedono un album doppio a cinque stelle come Tusk. I Led Zeppelinchiudono la loro epopea con In through the outdoor, suona come un album di passaggio, ma la morte di John Bonham l’anno seguente non darà il tempo di compiere la transizione. Ultimo album anche per gli Eagles: The Long Run avrà un seguito solo nel 2008. Anche gli AC/DC, come i Led Zeppelin, perdono tragicamente un loro membro: è il cantante Bon Scott, ma dopo averlo salutato con il premonitore Highway to hell, lo sostituiranno con Brian Johnson e andranno avanti.
E’ l’anno della consacrazione dei Police di Regatta de Blanc, col singolo Message in the bottle,  e dei Supertramp, che con Breakfast in America virano verso il pop rock per conquistare le classifiche e un posto nella storia. Discovery diventa il primo numero 1 in Inghilterra dell’Electric Light Orchestra, i Blondie di Debbie Harry al quarto album sembrano non sbagliare un colpo e Bob Geldof con I don’t like Mondays lascia l’unica traccia degna di nota coi suoi Boomtown Rats prima di dedicarsi a grandi eventi benefici.
Debuttano i Madness, gli Specials (prodotti da Elvis Costello che intanto pubblica Armed Forces), e i Gang of Four: il loro Entertainment! mette insieme punk, dub, reggae e funk e influenzerà tanti che verranno dopo (Red Hot Chili Peppers, Franz Ferdinand). E’ anche l’anno del clamoroso esordio di Christopher Cross, del debutto di Rickie Lee Jones e del primo album dei Cure e dei Simple Minds: ma soprattutto è l’anno di Unknown Pleasures dei Joy Division. E mentre le classifiche si riempiono di discomusic (Good Times degli Chic, We are family delle Sister SledgeHot Stuff di Donna Summer), gli Status Quo e gli esordienti The Knack rivitalizzano il buon vecchio rock n’ roll con due pezzi clamorosi: Whatever you want e My Sharona.
Esce il primo album di Bob Dylan dopo la conversione al Cristianesimo e gli XTC pubblicano uno dei loro capolavori, Drums and Wires. Ma il grande boom dell’anno è Off the Wall di Michael Jackson, che con la produzione di Quincy Jones e la collaborazione di Paul McCartney e Stevie Wonder fa il primo passo da Re del Pop.
Si separano gli Emerson, Lake and Palmer. E se è un anno fondamentale per il rap, esce Rapper’s delight della Sugarhill Gang, il pezzo simbolo degli anni che stanno per arrivare è dei Buggles che cantano Video Killed the Radio Stars.
In Italia, escono il primo album di Alberto Fortis e il classico degli Skiantos Kinotto. Dopo un inizio di carriera all’insegna della sperimentazione Franco Battiato pubblicaL’era del cinghiale biancoAntonello Venditti pubblica Buona DomenicaAngelo Branduardi Cogli la prima mela e Gianna Nannini si consacra con California. Ma il 1979 è soprattutto anno di grandi album dal vivo: escono il primo dei due album live di Fabrizio De André con la PFM, Banana Republic (risultato della tournée di Lucio Dalla e Francesco De Gregori) e il concerto per Demetrio Stratos, morto il giorno prima di quello che era stato pensato come un evento destinato a raccogliere fondi per aiutare il grande cantante malato di leucemia e che si trasformò in un omaggio alla sua memoria.

In quello stesso anno, muoiono anche Sid ViciousLowell George e, mentre lavorava a un disco con Joni Mitchell, Charles Mingus.


I MIGLIORI ALBUM DEL 1979

1. The Wall – Pink Floyd

2. London Calling – Clash

3. Breakfast in America – Supertramp

4. Highway to hell – AC/DC

5. Drums and Wires -XTC

6. Unknown pleasures – Joy Division

7. Armed Forces – Elvis Costello

8. Communiqué – Dire Straits

9. Off the Wall – Michael Jackson

10. Regatta de Blanc – Police

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