[1976] Black and Blue – The Rolling Stones

black&blue

Black and Blue è un grande album sottovalutato, Lester Bangs lo definì “the first meaningless Rolling Stones album” e si sbagliava. La realtà è che Black and Blue viene subito dopo i loro capolavori ed è la sua diversità a renderlo tale. Sono Stones diversi, non scimmiottano se stessi, non vanno confusamente dietro a qualche moda per suonare “moderni”. Fanno gli Stones, anche se non suonano da Stones.

Nel 1976 Mick Taylor ha lasciato il gruppo e Keith Richards è a mezzo servizio a causa delle droghe. Il giocattolo passa quasi del tutto nelle mani di Mick Jagger, Taylor viene temporaneamente sostituito da Ry Cooder (in tour) e da Wayne Perkins, Harvey Mandel e Ron Wood nelle sessioni per il nuovo album. Tutti sono in ballo per la sostituzione a tempo pieno – anche se Cooder si sfilerà da solo, non tollerando lo stile di vita della band – tutti danno il loro contributo alla grandezza del disco. Harvey Mandel è protagonista nell’opening track dell’album, Hot Stuff, mentre Wayne Perkins si prende l’assolo sul pezzo più classicamente stonesiano del disco, Hand of FateRon Wood si guadagna la citazione come ispiratore di Hey Negrita, su cui ovviamente piazza pure la sua chitarrina, offre la sua voce per un po’ tutti i cori e alla fine vince la selezione: sarà lui il quinto Stone, il gemello ideale per Keith Richards, l’uomo su cui rifondare il suono e l’immagine della band della linguaccia.
Nel frattempo, c’è Black and Blue, la cui musica è proprio quella dei due colori del titolo e della copertina. Molto funk, un po’ di jazz – merito anche del lavoro di Billy Preston, soprattutto sulla strepitosa Melody, in cui duetta con Mick Jagger – e persino i primi approcci col reggae, con la cover di Cherry Oh Baby di Eric Donaldson. Ecco, il reggae – per quanto sia una sincera passione di Keith Richards – non fa proprio per i Rolling Stones. Cherry Oh Baby è nettamente il punto debole del disco e c’è da rimpiangere che Slave – registrata in queste stesse sessioni e accontonata addirittura fino a Tattoo you, l’album del 1981 – non ne abbia preso il posto, l’intero Black and Blue ne avrebbe guadagnato.
I due veri pilastri dell’album sono invece due ballate fra le più incredibili scritte dalla coppia Jagger-Richards. La più nota è il primo singolo tratto dall’album, quella Fool to dry giocata tutta sul falsetto e il pianoforte elettrico, entrambi da ascrivere a Mick Jagger. La seconda, Memory motel, forse meno nota, è il vero capolavoro, trascurata persino dalla miriade di raccolte che i Rolling Stones hanno pubblicato, più o meno convintamente, negli anni. Eppure è un pezzo da loro top 10. E forse non è un caso se il punto più alto del disco in cui più forte è l’impronta di Mick Jagger è anche il pezzo dell’album in cui Keith Richards lascia maggiormente il segno, curiosamente senza imbracciare alcuna chitarra: ma suo è il Fender Rhodes su cui poggia la canzone e inconfondibilmente sua è la voce che duetta con Jagger nei sette minuti più belli che gli Stones abbiano suonato senza Mick Taylor in formazione.


Tracklist

  1. Hot stuff
  2. Hand of fate
  3. Cherry oh baby
  4. Memory Motel
  5. Hey Negrita
  6. Melody
  7. Fool to cry
  8. Crazy Mama

Must hear songs: Memory Motel, Fool to cry

Produzione
The Glimmer Twins

Musicisti

Mick Jagger: voce, piano, chitarra

Keith Richards: chitarra, piano, voce

Charlie Watts: batteria

Bill Wyman: basso

Ron Wood: chitarra, voce

Harvey Mandel: chitarra

Wayne Perkins: chitarra

Billy Preston: piano, organo, voce

Nicky Hopkins: piano

Bobby Keys: sassofono

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