Dieci canzoni per capire cosa sono stati i Guns n’ Roses

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Se quando sventolate il vessillo dei Guns n’ Roses oggi  – ok, non è che dovete farlo in senso stretto, va bene anche in senso figurato – provocate risatine e gomitatine in chi vi sta davanti, la prima cosa che devo dirvi è: guardatevi da chi vi sta di fronte. Ma la seconda, la più importante, è che se succede questo è per colpa dei Nirvana, di Kurt Cobain e del grunge, che spazzarono via tutto quell’immaginario meraviglioso dell’hair metal – fatto sostanzialmente di bella vita, sesso, fighe – di cui i Guns n’ Roses erano la massima espressione. Nel 91 i Guns erano i padroni del mondo, tanto da potersi permettere gli immensi due volumi di Use your illusion. Sfortunatamente per loro, il biondo di Seattle se ne venne fuori con Smells like teen spirit, e i Gunssembrarono improvvisamente appartenere alla preistoria del rock. L’anno che avrebbe dovuti incoronarli per sempre fu quindi l’inizio della fine.

Ma quelle gomitatine, quelle risatine di scherno, devono finire, perché i Guns n’ Roses sono stati una band coi controcosiddetti, forse l’ultima grande rock n’ roll band. Erano cattivi, erano drogati, erano fottutamente bravi. Erano il rock. E le prossime dieci canzoni lo dimostrano. Eccole qua.

 

Welcome to the jungle
La scrissero a Seattle ma pensavano a Los Angeles, era Los Angeles la giungla. Prima traccia del primo formidabile album, un riff pazzesco, un esordio tale che in pochi possono vantare.

Mr Brownstone
Gli Stones la chiamarono Brown Sugar, loro Mr Brownstone: ecco servito l’inno all’eroina e alla vita sregolata che di lì a poco costò il posto al batterista Steven Adler.

Sweet Child o’ mine
Axl la scrisse per la sua fidanzata di allora, Erin Everly (figlia di uno degli Everly Brothers, al momento mi sfugge quale dei due), ma ovviamente tutto questo è secondario rispetto a quello che fa Slash alla chitarra. Primo numero 1 e gloria per gli anni a venire.

Rocket Queen
Ma il pezzo veramente clamoroso del primo album dei Guns n’ Roses è quello che lo chiude. Rocket Queen è la sintesi dei Guns e di tutto il movimento hair metal. C’è un riff notevole, l’assolo incendiario di Slash e c’è pure l’orgasmo di Adriana Smith che fa sesso con Axl, anche se era la fidanzata di Steven Adler. Chapeau.

One in a million
Il secondo album era in realtà un EP suddiviso in due parti, di cui una live o pseudo tale. La seconda parte era quella più interessante, quasi completamente acustica. C’era una ballatona come Patience, ma soprattutto c’era questa. One in a million è un pezzo che con la critica ha avuto poca fortuna per via di quei versi un po’ grevi sui niggers.Ma la realtà è che ha un riff clamoroso e imprescindibile.

You ain’t the first
Uno dei pezzi dei Guns n’ Roses più vicini ai Rolling Stones di Beggar’s Banquet, non a caso opera di Izzy Stradlin, immeritatamente oscurato dalla coppia leader.

Don’t damn me
I due volumi Use your illusion passeranno alla storia per una certa pomposità e per il gran numero di ballate, ma una delle indiscusse vette è questa Don’t damn me, la potenza di quel riff è ancora oggi devastante.

November Rain
Non certo il pezzo migliore, forse fra i più ruffiani e quasi sicuramente fra quelli invecchiati peggio. Ma se questi dieci pezzi devono essere rappresentativi di quel che riuscirono a fare i Guns in relativamente pochi anni, allora November Rain non può mancare, per la sua maestosità, per il suo essere un classico, per il suo video. E perché in pochi son stati capaci di pezzi come questo.

Civil War
La prima traccia di Use your illusion II segna la distanza fra l’immediatezza dei primi Guns n’ Roses e l’ambiziosità del nuovo corso. Eppure è quella temporalmente più vicina alle sessioni di Appetite for destruction. Fu pubblicata nel 1990 e fu l’ultima che vide la collaborazione del primo batterista.

Estranged
Il capolavoro definitivo, il pezzo in cui la grandeur della band si manifesta più pienamente. Scritta da Axl Rose ma sostenuta dai ricami più belli che Slash abbia mai fatto, un riff dietro l’altro, un assolo di venti secondi da lasciare senza fiato.

Quando vi capita di vedere l’Axl dei giorni nostri, quello che sembra Mickey Rourke e non riesce più a cantare, andate a riprendervi questi nove minuti qua, per vedere di cos’erano capaci i Guns n’ Roses.

 

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