Undici canzoni di Simon and Garfunkel

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All’inizio si facevano chiamare Tom e Jerry. Garfunkel non aveva quei capelli lì ed entrambi sorridevano anziché avere quell’espressione seria che pare gli pesasse questa cosa che stavano scrivendo grandi canzoni per noi. Ma il punto è che all’inizio Simon e Garfunkel erano – semplicemente – i nuovi Everly Brothers. Poi divennero un duo folk da Greenwich Village.
Riascoltatevi il primo album del 1964, Wednesday Morning, 3 A.M. Paul Simon aveva già una facilità di scrittura da grande autore, si capiva e Art Garfunkel una voce meravigliosa. Bleecker Street li rappresenta perfettamente in questa loro prima fase.

E’ chiaro che erano splendidamente assortiti eppure mancava qualcosa. Quanti Simon and Garfunkel c’erano nel ’64 nel solo Village? Il loro esordio è un fallimento tale che i due si separano.
Mentre Paul Simon è in Inghilterra, nel 1965, un brano di Simon and Garfunkel scala improvvisamente le classifiche. Stava sul loro album d’esordio e nessuno se l’era filato, ma il loro produttore fiuta il successo dell’ondata di folk rock portata dai Byrds e modifica l’arrangiamento acustico di The Sound of Silence aggiungendo batteria e chitarra elettrica. Pare che il mondo non aspettasse altro, o quasi.

E’ il botto, quello vero. Quello che li fa tornare insieme per un secondo album. Titolo? The Sound of Silence, ovviamente, ché va sfruttata per bene. L’album si regge sostanzialmente sulla title-track e su I am a rock, il resto è ancora folk abbastanza anonimo, ma sufficiente a rimettere i pezzi insieme e a dare fiducia alla vena creativa di Paul Simon, che con l’album successivo fa il salto di qualità.
Parsley, Sage, Rosemary and Thyme è il primo capolavoro della coppia. Il suono si fa – per quanto possibile – più duro, la musica più interessante, i testi di Simon più impegnati, la sua ironia più pungente (c’è anche una parodia di Dylan – A simple desultory philippic).
The Dangling Conversation è una The Sound of Silence “più personale” (secondo la definizione dello stesso Paul Simon), anche qui si affronta il tema dell’incomunicabilità ma all’interno di una coppia.

Flowers never bend with the rainfall, sebbene oscurata da altri pezzi dell’album più noti (Homeward Bound) è la canzone che bisognerebbe far ascoltare a chi non conosce Simon and Garfunkel, le loro voci, il loro gusto melodico.

I due sono ormai lanciati. Nel 1968 contribuiscono al successo del film Il laureato con una colonna sonora strepitosa che recupera alcuni pezzi già pubblicati nei precedenti album – The Sound of Silence, Scarborough Fair – e ne accenna uno che farà epoca. Mrs Robinson, nel film con Dustin Hoffman, è solo un abbozzo, un’idea, ma diventerà il fulcro del nuovo album, Bookends.

Coo Coo Ca-chou Mrs Robinson. Ed ecco il secondo numero 1 di Simon and Garfunkel. Il successo del singolo rischia di far passare in secondo piano il resto dell’album, dove invece si trovano alcune fra le cose più interessanti scritte da Paul Simon, che mette in mostra praticamente tutte le facce della sua arte compositiva.
Quella surreale, con Punky’s dilemma.

E pure quella rock di A hazy shade of winter.

Per quanto riguarda America, storia di una coppia di amanti in viaggio, bisogna solo tacere e ascoltare.

And the moon rose over an open field…
A questo punto qualcosa si rompe fra i due. Entrambi hanno in testa altre cose, Garfunkel si è messo in testa di fare l’attore, Simon ha un sacco di grandi canzoni da scrivere. Si arriva quindi alla fine, con un ultimo album che è forse il miglior ultimo album di sempre. Gli attriti fra i due non turbano minimamente la loro vena creativa, semmai spingono Paul Simon a superarsi. Bridge over troubled water va oltre tutto quello che i due avevano fatto fino a quel momento. Il pezzo che dà il titolo all’album è una clamorosa ballata al pianoforte – e già questo rende l’idea del cambiamento epocale in atto nel duo – e l’interpretazione di Garfunkel è struggente.

Nell’album c’è spazio per rimandi al passato da emuli degli Everly Brothers della coppia (Keep your customer satisfied e la cover live di Bye Bye love)  e per accenni al futuro di Paul Simon: la versione di El Condor Pasa preannuncia l’interesse per la musica etnica che lo porterà a incidere Graceland negli anni 80.
La maggior varietà musicale dell’album è testimoniata dalla beatlesiana The only living boy in New York, scritta mentre Garfunkel girava in Messico il film Comma 22 e a lui dedicata in una sorta di addio di Paul Simon all’amico. L’intreccio delle voci sovraincise dei due lascia senza parole.

Tanta, tanta roba. Ma evidentemente non abbastanza per i due, che decidono di inserire nell’album un pezzo pubblicato come singolo l’anno prima. The Boxer segna il punto più alto dell’evoluzione del folk rock di Simon and Garfunkel. E forse del folk rock in genere.

Da qui in poi i due proseguiranno ognuno per la sua strada con alterne e differenti fortune, senza farsi mancare le occasioni per ritrovarsi insieme e unire le loro voci, come la reunion del 1981 nello storico concerto al Central Park e quella più recente, con l’Old Friends tour del 2004, che forse non fu altrettanto storica, ma il 31 agosto ai Fori Imperiali io c’ero.

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