[1962] Love me do – The Beatles

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Love me do uscì il 5 ottobre del 1962. Anche armandosi di affetto e senno di poi, è dura vedere in questo pezzo breve, facile, esile, l’annuncio del futuro e clamoroso successo. Anche fra le altre canzoni degli inizi, Love me do appare debole, quasi banale (non solo per il testo).
Eppure si dice che George Martin – che in un primo momento spinse per pubblicare come primo singolo How do you do it, un brano scritto da Mitch Murray – a un certo punto ebbe una sorta di presentimento. A furia di ascoltarla, si convinse che, pur nella sua semplicità, in quel momento nulla suonava come Love me do e che se i Beatles avevano una chance era giusto se la giocassero con un proprio brano. Ecco, perché il germe della rivoluzione dei Beatles, forse più che sulla qualità del loro primo singolo, si annidava qui: nella scelta di competere con brani scritti in proprio, di non affidarsi a brani altrui. Love me do – scritta da Paul McCartney nel 1958 e completata con l’aiuto di Lennon, al quale si deve forse la cosa più interessante, l’introduzione del riff di armonica blues – era perfetta per questo tipo di scelta identitaria. George Martin se ne convinse, pose solo una condizione, che la batteria fosse suonata da un turnista professionista. Non era soddisfatto di Ringo Starr, sosteneva – e McCartney con lui – non riuscisse a tenere il tempo, perché non sincronizzava la grancassa col basso. Alla fine, venne registrata una versione con Ringo alla batteria e una con Andy White. Entrambe furono pubblicate, Ringo si può sentire sulla prima versione uscita quel 5 ottobre del 1962, ma nella versione più nota, apparsa anche sul primo album – Please please me – quello che si sente è Andy White (il tamburello è invece suonato da Ringo).
Love me do – suonata da Ringo – raggiunse il 17esimo posto nelle classifiche inglesi. Si dice che Brian Epstein ne pompò le vendite acquistandone centinaia di copie personalmente e, sebbene sia sempre stata smentita, è bello pensare che sia una storia vera. Com’è bello pensare che da due accordi e poche semplici parole ripetute quasi ossessivamente sia nata la più grande rivoluzione musicale del secolo scorso.

Focus on: la parte di armonica di Lennon e, nella versione di Ringo, la voce di McCartney, ventenne emozionato.

La versione di Ringo

La versione di Andy White

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