Un solo grande album dagli ultimi quattro (così e così) dei Pearl Jam

C’è stato un prima e un dopo nella storia dei Pearl Jam. Il 30 giugno del 2000 a Roskilde, in Danimarca, nove persone morirono durante un loro concerto, schiacciate dalla folla. Prima di quell’evento i Pearl Jam erano forse la più grande rock band al mondo, dopo hanno vissuto di rendita. Forse è stato un caso, forse avevano semplicemente esaurito la vena degli inizi. Però, dai primi cinque dischi dei Pearl JamTen, Vs, VitalogyNo Code e Yield – si fatica a buttare via qualcosa. Binaural, del 2000, sta un po’ in mezzo, ma ancora su livelli molto alti. Dopo Binaural, quattro dischi “messi su” un po’ così, qualcuno tanto per, qualcuno ma perché.
Il giochino è provare a collassare questi quattro album in unico disco, un grande disco di tredici pezzi.
Riot Act è prolisso e piuttosto slegato. Si fatica a riconoscere una direzione, ma Can’t Keep, Love Boat Captain e Thumbing my way non sfigurano fra i classici del gruppo e non avrebbero sfigurato inserite in uno di quei primi album perfetti.
Rispetto a Riot Act, l’omonimo album del 2006 è un passo avanti. Certo, quattro anni per confezionarlo sono tanti. Ai bei tempi, tra il ’91 e il ’96, i Pearl Jam confezionarono in cinque anni quattro dischi di tutt’altro livello. Altri tempi, comunque, e altra isperazione. Ma Pearl Jam del 2006 è un buon album, che nel complesso suona molto più coerente di Riot Act e da cui bisogna sicuramente salvare World Wide Suicide e Marker in the Sand. Come Back c’entra poco, musicalmente, con i Pearl Jam, ma è un signor pezzo che col suo incedere blues lento starebbe benissimo in chiusura d’album.
Tre anni dopo esce Backspacer. Rispetto all’album precedente, l’impatto complessivo è inferiore. Backspacer è più una raccolta di buone canzoni. Fra queste, Gonna see my friend, The Fixer, Amongst the Waves e Force of Nature figurano bene nel best of di questi anni.
L’ultimo album del gruppo – finora – è Lightning Bolt, del 2013. Anche qui, quattro anni da Backspacer, troppi per il topolino partorito dalla montagna (minchia, che cosa ho scritto). Però, Mind your manners ha un tiro notevole, Infallible ha il pregio di non essere stata scritta da Eddie Vedder e Let the records play su un album dei Brad avrebbe avuto il suo perché.

Tracklist

  1. Mind your manners (Lightning Bolt, 2013)
  2. Gonna see my friend (Backspacer, 2009)
  3. Love Boat Captain (Riot Act, 2002)
  4. The Fixer (Backspacer, 2009)
  5. World Wide Suicide (Pearl Jam, 2006)
  6. Infallible (Lightning Bolt, 2013)
  7. Let the records play (Lightning Bolt, 2013)
  8. Amongst the waves (Backspacer, 2009)
  9. Can’t Keep (Riot Act, 2002)
  10. Thumbing my way (Riot Act, 2002)
  11. Marker in the sand (Pearl Jam, 2006)
  12. Force of nature (Backspacer, 2009)
  13. Come Back (Pearl Jam, 2006)

1. Mind your manners (Lightning Bolt, 2013)

2. Gonna see my friend (Backspacer, 2009)

3. Love Boat Captain (Riot Act, 2002)

4. The Fixer (Backspacer, 2009)

5. World Wide Suicide (Pearl Jam, 2006)

6. Infallible (Lightning Bolt, 2013)

7. Let the records play (Lightning Bolt, 2013)

8. Amongst the waves (Backspacer, 2009)

9. Can’t Keep (Riot Act, 2002)

10. Thumbing my way (Riot Act, 2002)

11. Marker in the sand (Pearl Jam, 2006)

12. Force of nature (Backspacer, 2009)

12. Come Back (Pearl Jam, 2006)

 

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