Dieci italiani del 2014.

Ci sono molti modi per fermarsi e celebrarsi. Quasi tutti scelgono un rassicurante best of, magari con qualche inedito. Afterhours e Marlene Kuntz, due grandi band degli anni Novanta, hanno scelto altre due strade. I Marlene Kuntz hanno celebrato i 20 anni di Catartica, il loro splendido esordio del 1994, con un EP di sette tracce composte agli esordi, fra l’uscita di Catartica e Il Vile. Erano anni in cui i Marlene Kuntz avevano qualcosa da dire e anche se in fondo si tratta di “scarti”, l’autocelebrazione è riuscita, perché questi scarti funzionano ancora e funzionano meglio di molte cose fatte dai Marlene negli ultimi anni.
Gli Afterhours hanno celebrato il loro album più importante, Hai paura del buio? del 1997. Ora, celebrare l’album in un anno a caso e non per il raggiungimento di una cifra tonda è forse la cosa più interessante dell’operazione. Perché quest’idea di risuonare e cantare il disco insieme a colleghi di vario genere, davvero, no. Ovviamente imperdonabile aver affidato Rapace alle urla del tizio dei Negramaro, qualcuno punirà Manuel Agnelli per questa cosa (qualcosa mi dice che il responsabile è lui). Ma più che discutibili sono anche Mark Lanegan e Joan as Police Woman che cantano Pelle e Senza Finestra con un effetto sanremo anni sessanta, con gli artisti stranieri che ricantavano in italiano le canzoni in gara. Insomma, per me è no.
I Subsonica, per dire, si celebrano nel modo migliore, con un settimo album – Una nave in una foresta – che li mostra ancora in gran forma e lontani dal bisogno di guardarsi indietro a quando erano giovani e fighi, perché anche se meno giovani, restano decisamente fIghi.
Quest’anno è uscito Costellazioni, il terzo disco di Vasco Brondi-Le Luci della centrale elettrica, un po’ più vario musicalmente e più rispetto ai precedenti.
Luci e ombre da parte di Dente al suo quinto album. Almanacco del giorno prima non ha la freschezza dei precedenti, suona come suonano i dischi di transizione, sarà interessante sentire l’approdo di questa transizione.
Non deludono mai gli Zen Circus, al terzo album in italiano. Canzoni contro la natura arriva a tre anni da Nati per subire e nel frattempo Appino e Karim Qqru hanno fatto uscire anche i loro dischi solisti.
In perfetto equilibrio fra certe cose di Rino Gaetano e il primo De Gregori, Brunori Sas supera alla grande la prova del terzo disco. Due anni fa aveva anche prodotto il primo album di Maria Antonietta, cantautrice pesarese con uno stile interpretativo molto personale, nel senso che in confronto Carmen Consoli è Loretta Goggi. Detto questo, Maria Antonietta ha fatto uscire il suo secondo disco, Sassi, e resta fra le cantautrici più interessanti di questa stagione (che non sono molte, peraltro).
E veniamo alle cose più notevoli. Edda – ex voce dei Ritmo Tribale – ci ha preso gusto. Era stato in silenzio per più di dieci anni, impegnato in una lunga disintossicazione da eroina, e nel 2009 aveva pubblicato Semper Biot, clamorosamente bello e duro. Poi nel 2012 aveva pubblicato un seguito altrettanto bello, Odio i vivi e adesso, a due anni di distanza torna con Stavolta come mi ammazzerai, un disco di puro rock. Infine Paolo Benvegnù, ex voce e chitarra degli Scisma, che torna con un quarto album raffinato e potente.
Sì ok, di questi dieci, la metà sono in realtà voci degli anni Novanta. E allora?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...