Dieci grandi dischi del 2014

140120-damon-albarn-sundance0102_0_0E’ stato il 2014 un anno di conferme (Alt-J) e grandi ritorni (i Counting Crows che non pubblicavano materiale nuovo dal 2008). Ci sono stati anche notevoli esordi, su tutti Banks. Paradossalmente passerà alla storia come l’anno in cui sono tornati i Pink Floyd. Paradossalmente perché “il vinile più venduto del secolo”, The Endless River, grida vendetta al cospetto della storia del gruppo, del nome che porta in copertina, degli appassionati. In confronto ai Pink Floyd dell’operazione “endless river”, gli U2 che costringono milioni di utenti Apple a sciropparsi il loro inutile album sono dei benefattori. Come sia venuto in mente a Gilmour e Mason di recuperare gli scarti di un album non memorabile come The Division Bell è già un bel mistero. L’hype che si è creato attorno al disco è stato poi grottesco. Il buon successo commerciale incomprensibile.
Chiusa questa parentesi, ecco dieci dischi che invece vale la pena ascoltare davvero.

Counting Crows – Somewhere Under Wonderland
Sono passati sei anni dall’ultimo disco contenente materiale originale – nel 2012 era uscito un album di cover, peraltro bellissimo –  e dentro Somewhere Under Wonderland risuona innegabilmente qualche nota messa lì a far da riempitivo. Ma poche storie, chiaro che non è da queste parti che uno bussa se vuole restare sorpreso, ma Adam Duritz sa ancora come scrivere grandi canzoni.

Thee oh Sees –  Drop
Forse il miglior disco del 67-68. I suoni arrivano da quella stagione, garage rock di prima qualità, cavalcate psichedeliche come Encrypted Bounce e atmosfere beatlesiane (The Lens).

Damon Albarn – Everyday Robots
Qui non si fanno classifiche, ma dovendo proprio scegliere Damon Albarn ha fatto il disco più bello dell’anno. Everyday Robots porta la sua firma, nome e cognome, ed è la prima volta. Non per la prima volta invece Damon Albarn dimostra di essere fra gli artisti più intelligenti e capaci degli ultimi vent’anni. Prima coi Blur poi coi Gorillaz (e in mezzo una miriade di altri progetti) Albarn sembra capace solo di indovinare tutto. E anzi, di fronte alla sua carriera solista, certe cose coi Blur appaiono quasi “minori”. Va beh, comunque Everyday Robots è il capolavoro di un 46enne nel pieno della maturità artistica.

Joan as Police Woman – The Classic
Tre anni dopo The Deep Field, Joan as Police Woman pubblica un album a tinte soul che a tratti suona come suonerebbe un nuovo disco di Amy Winehouse se fosse sobria e soprattutto ancora viva. Gran bel disco. La presenza di Joseph Arthur alimenta il sospetto che qualsiasi cosa tocchi quest’uomo si trasformi in oro (sì, ho fatto un bel riferimento anche alla copertina del disco).

J Mascis – Tied to a Star
C’è poco da dire. Tied to a Star è il seguito naturale di Several shades of why, il disco del 2011. Atmosfere rilassate, folk-rock di classe. La chitarra di J Mascis è come sempre da pelle d’oca.

Banks – Goddess
Il mio album d’esordio preferito dell’anno. Ventisei anni, californiana, voce splendida.

Beck – Morning Phase
Dopo Modern Guilt del 2008, Beck ha atteso sei anni prima di pubblicare un nuovo album. Ne è valsa la pena. Morning Phase, acustico e rilassato, si aggira dalle parti di Sea Change, ne è l’ideale seguito.

Ryan Adams – Ryan Adams
C’è chi lo ha definito il disco della maturità, ma a a dirla tutta non ricordo un album di Ryan Adams che non fosse maturo. Di certo qui dentro c’è tutto Ryan Adams, tutte le sue influenze, tutto il rock che è capace di fare.

Spoon – They want my soul
Otto album dal 96 ad oggi per i texani Spoon. They want my soul è un disco fantastico, fin dall’attacco di Rent I pay.

Foo Fighters – Sonic Highways
Otto canzoni, otto città americane, otto ospiti. Se cercate il rock migliore in circolazione lo trovate qui, sull’ottavo album dei Foo Fighters, Sonic Highways, prodotto da Butch Vig. Dave Grohl è uno che non se la tira da rocker figo (vero Jack White?), è sostanzialmente un gran cazzone che si diverte e ha un talento vero per fare il rock semplice, diretto. Sonic Highways è una scarica di adrenalina pazzesca. Suona benissimo, non conosce pause. What Did I do?/God as my witness (città: Austin, Texas; ospite: Gary Clark Jr) non è forse il pezzo più rappresentativo dell’album ma mi esalta e mi fa salire su un palco immaginario ogni volta che la sento, ogni volta che arriva il finale.
I’m lost, deliver me,
I crossed the river finally.
God as my witness,
yeah it’s gonna heal my soul tonight

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