1969 – 1974. Crisi e rinascita di Eric Clapton, Dio.

Il 5 febbraio del 1969 i Cream pubblicano Goodbye, il loro quarto e ultimo album. In realtà il gruppo non esiste più già da un po’, i tre hanno suonato il loro concerto d’addio a Londra nel novembre dell’anno precedente. Eric Clapton è Dio, come qualcuno ha scritto su un muro di Londra già tre anni prima, ma si muove inquieto fra progetti, collaborazioni e supergruppi. Insieme a Ginger Baker e Steve Winwood fonda i Blind Faith. Insieme, i tre pubblicano un solo album, per il quale Clapton scrive Presence of the Lord, uno dei suoi pezzi migliori di sempre. Il disco è un successo, la band sembra destinata a ripercorrere le orme dei Cream.

Invece no, Clapton ha altro in mente. Collabora con Delaney & Bonnie, scrive con loro, suona con loro in tour, non ha tempo per Winwood e i Blind Faith, che così muoiono nello spazio di pochi mesi. Delaney Bramlett ama il blues come lui e come lui ama Robert Johnson. Delaney & Bonnie sono casa, Delaney Bramlett spinge Clapton a mettersi in proprio, prendi la mia band e fai un disco tuo, gli dice. A un certo punto sembra persino sul punto di entrare nei Rolling Stones al posto di Brian Jones, ma non se ne fa niente, quel posto sarà di Mick Taylor, un altro passato dai Bluesbreakers di John MayallClapton si convince, Clapton farà il suo primo album solista.  A settembre, si unisce a Lennon e Yoko Ono nella Plastic Ono Band che suona a Toronto, primo concerto dal vivo di Lennon dalla rinuncia dei Beatles ai tour. Nel 1970 pubblica il suo primo disco, omonimo. E’ una buona prova, dove spiccano After Midnight di J.J. Cale e Easy now, una splendida ballata acustica inspiegabilmente semi-dimenticata.

L’inquietudine non passa. Pur frequentando Alice Ormsby-Gore, che all’epoca ha 17 anni, Clapton è segretamente innamorato di Pattie Boyd, moglie del suo amico George Harrison. Devastato dall’abuso di droga (“ci facevamo veramente di tutto, era come avere cocaina in una narice, eroina nell’altra, una pinta di vino in un orecchio e una bottiglia di whisky nell’altro“), continua a impreziosire con la sua chitarra gli album dei suoi amici e colleghi: solo in quell’anno lo si può sentire su All things must pass di George Harrison e sull’esordio solista di Stephen Stills. Ma il 1970 è anche l’anno dell’ennesimo supergruppo. Insieme ad alcuni membri di Delaney & Bonnie e a Duane Allman mette su Derek and the Dominos. Anche qui l’avventura durerà poco, il tempo di un album strepitoso impreziosito da Layla, scritta per Patty Boyd.

La morte dell’amico Jimi Hendrix, a settembre, è il colpo quasi definitivo. Sparisce dalle scene fino all’agosto dell’anno successivo, quando George Harrison lo convince a partecipare al concerto per il Bangladesh. E’ solo una parentesi. Droga, alcool e la morte di Duane Allman lo devastano e lo tengono lontano dalla musica. Ma toccato il fondo, non si può che risalire. Comincia un percorso di disintossicazione, lascia Alice e confessa a George Harrison d’essere innamorato di sua moglie Pattie (si sposeranno nel ’79). Nel frattempo escono raccolte e album live. Si parla di nuovo di lui per sostituire Mick Taylor negli Stones. Niente da fare anche questa volta, ma Clapton si sta ritrovando, sta rimettendo insieme i pezzi, è quasi pronto. Per un nuovo disco bisognerà aspettare il 1974, con 461 Ocean Boulevard dove trova posto I shot the sheriff, di Bob Marley. E anche grazie a quel pezzo, per quasi tutti gli anni Settanta, Clapton tornerà di nuovo ad essere Dio.

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