Dodici canzoni dei Rolling Stones con Mick Taylor

rolling-stones-peter-webb

Quando il 3 luglio 1969 viene trovato morto nella sua piscina, Brian Jones è l’ex chitarrista dei Rolling Stones da circa un mese. Jagger e Richards lo hanno allontanato – gli hanno chiesto di allontanarsi – perché non è più in grado di suonare, fare tour, rendersi utile.
Dopo aver pensato a Eric Clapton come probabile sostituto, la scelta cade su Mick Taylor, un altro ex Bluesbreakers, il gruppo di John Mayall in cui passato aveva suonato lo stesso Clapton
Mick Taylor
ha vent’anni, è quindi decisamente più giovane degli altri membri del gruppo. Non è un polistrumentista come Brian Jones, non ne ha l’indole sperimentale. Mick Taylor è “soltanto” un chitarrista, un grandissimo chitarrista. Con lui i Rolling Stones diventano una macchina da guerra, il suono degli Stones per come lo intendiamo oggi nasce (e forse muore) con Mick Taylor: è con Mick Taylor che i Rolling Stones diventano leggenda, la più grande rock band del mondo.
La miglior line-up dei Rolling StonesMick Jagger, Keith Richards, Mick Taylor, Bill Wyman e Charlie Watts – resiste solamente cinque anni, incidendo quattro dischi (sarebbero cinque, ma Let it bleed è un album di transizione da Brian Jones a Mick Taylor, che suona solo su Live with me): Sticky Fingers, Exile on Main Street, Goats Head Soup e It’s only rock n’ roll. Mick Taylor è caratterialmente troppo distante dall’immagine dei Rolling Stones. Come dirà Bill Wyman “Tre timidi in una band come i Rolling Stones erano troppi. Bastavamo io e Charlie”. Paradossalmente però – paradossalmente visti i risultati – il problema più grosso è tecnico. Mick Taylor è un solista, ma per Keith Richards le due chitarre degli Stones devono differenziarsi il meno possibile, non esiste una solista e una ritmica, Mick Taylor va tenuto sotto controllo. Saranno anni gloriosi per la band, ma anche frustranti, per Taylor e il suo talento. Quando nel ’74 abbandonerà il gruppo per avventurarsi in una carriera solista di nicchia (dopo aver provato inutilmente a convincere Bill Wyman e Charlie Watts a lasciare il gruppo per formarne un altro) Keith Richards troverà il compagno ideale in Ron Wood.
Nonostante tutto, è questo il periodo di maggior creatività del gruppo. Il primo album della nuova line-up esce nel 1971: è Sticky Fingers, primo album con etichetta Rolling Stones Records, primo album con la linguaccia. Keith Richards è ai suoi massimi, sforna riff irraggiungibili uno dietro l’altro: Brown Sugar, Bitch, Can’t you hear me knocking. Mick Taylor è già perfettamente inserito, accompagna diligentemente e con classe Keith Richards, proprio in Can’t you hear me knocking si prende un raro momento di libertà dal compagno lanciandosi nella coda finale. Sua è la slide su Sway. In Wild Horses i ruoli si invertono ed è Keith Richards a suonare la solista.

1. Brown Sugar

2. Sway

3. Wild Horses

4. Can’t you hear me knocking

L’anno dopo esce Exile on Main Street, interamente registrato in Francia per i problemi fiscali in patria del gruppo. L’album è un ritorno al blues, e chiude così idealmente una sorta di quadrilogia aperta nel 1968 da Beggar’s Banquet. Ma dentro c’è di tutto, country, blues, gospel, fenomenale rock and roll. Per assecondare la creatività e le sensibilità dei vari componenti si finisce col mettere in piedi un doppio monumentale. Com’è buona norma per gli Stones, la direzione la indica il brano iniziale. Rocks off meriterebbe una gloria almeno pari a quella tributata a Brown Sugar, soprattutto grazie al contributo di Nicky Hopkins al piano e ai fiati di Jim Price (tromba) e Bobby Keys (sax). Altro gran pezzo irrinunciabile è Tumbling Dice, con Mick Taylor che “ruba” il basso a Bill Wyman. Per Happy Keith Richards sfodera un gran riff e il suo vocione dylaniano (dilaniato?). Su Shine a light ancora una volta Taylor va al basso, ma il vero protagonista è Billy Preston, che vi suona alla grande il piano e un’ispirata parte di organo.

5. Rocks off

6. Tumbling Dice

7. Happy

8. Shine a light

Nel 1973 esce Goats head soup, passo indietro fisiologico rispetto alla grandezza dei precedenti, ma comunque album pieno di grandi canzoni, oscurate purtroppo da Angie, il brano forse più ruffiano e stucchevole dell’intera discografia stonesiana. Avrebbero sicuramente meritato maggior fama Coming down again, in cui Jagger e Richards si dividono il microfono e Mick Taylor torna al basso, e Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker), con i soliti, strepitosi fiati di Jim Price e Bobby Keys.

9. Coming down again

10. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker)

Il canto del cigno dei migliori Rolling Stones di sempre arriva nel 1974, con It’s Only Rock and Roll, ultimo album con Mick Taylor in formazione. Il cambiamento in arrivo è segnalato dall’ispirazione riconosciuta nei crediti a Ron Wood per la title-track, un privilegio mai concesso a Mick Taylor, che peraltro proprio per faccende di crediti riguardo al suo contributo a diversi pezzi degli Stones polemizzerà con Jagger e Richards. La piccola rivincita Taylor se la prende griffando con uno dei suoi migliori assoli (e quindi uno dei migliori assoli della discografia dei Rolling Stones) il brano Time waits for no one.
Dopo arriverà Ron Wood, arriveranno altri grandi dischi e grandi tour, calerà l’ispirazione, com’è normale, e inizierà il circo Stones.
La leggenda si ferma più o meno qui.

11. It’s only rock and roll (but I like it)

12. Time waits for no one

Annunci

2 pensieri su “Dodici canzoni dei Rolling Stones con Mick Taylor

  1. Pingback: Dodici canzoni dei Rolling Stones con Ron Wood | This is Radio Montag

  2. D’accordo al 1000 per cento! Gli Stones che contano sono quelli con Brian Jones e Mick Taylor. Mai riconosciuti, entrambi, per l’apporto com positivo e strumentale dato al gruppo. Richards era una fuffa e le parti soliste di rilievo le suonavano sempre gli altri due. Se Brian si è perso nei meandri della droga, Mick Taylor è stato un grande, allontanato perché faceva ombra a Keith. Peccato avremmo avuto altri ottimi album di rock blues…

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...