Perché Sanremo è (per me) Sanremo. Le dieci canzoni

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Settimana di Sanremo. Allora, anche quest’anno proverò a vederlo, finché reggo. E’ praticamente una tradizione di famiglia, ho iniziato a guardarlo perché interessava a mio padre e ho finito per interessarmi più di lui. Perché comunque, da appassionato di musica, la curiosità c’è sempre stata. E quando ho smesso di provare interesse sono arrivate le radiocronache della Gialappa’s e quindi ogni anno Sanremo è Sanremo.
Ciò significa che ho ascoltato valanghe di merda, diciamocelo. Per quella legge non scritta, o scritta in piccolo da qualche parte, che prevede che su quel palco, tendenzialmente, si cantino delle cagate. Ecco però dieci canzoni da questi miei anni di Festival, dieci momenti in qualche modo “alti”, significativi, che hanno giustificato l’ostinazione con cui mi sistemo su RaiUno ogni anno di questi tempi.
(Ho compilato e pubblicato questa lista per la prima volta, credo, tre o quattro anni fa. Da allora non ho perso un’edizione del Festival, ma a pensarci bene, non mi viene nessun pezzo che meriti di entrare in questa lista al posto di uno di questi).

Zitti Zitti (Il silenzio è d’oro) – Aeroplanitaliani (1992)
Quei trenta secondi in silenzio sul palco per la band di Alessio Bertallot.

L’uomo col megafono – Daniele Silvestri (1995)
Con le parole più significative del testo esposte su cartelli che citavano un po’ Dylan e un po’ Yoko e John.

La terra dei cachi – Elio e le Storie Tese (1996)
Gli Elii al loro minimo storico di brillantezza e creatività, comunque divertenti e splendidamente contro nella monotona routine del Festival.

…e dimmi che non vuoi morire – Patty Pravo (1997)
Come dare dignità a un pezzo di Vasco. La classe con tutte le maiuscole del caso.

Lasciarsi un giorno a Roma – Niccolò Fabi (1998)
Il primo, riuscitissimo tentativo di fare il cantautore serio per l’uomo che cantò i suoi capelli.

Replay – Samuele Bersani (2000)
Dopo l’incredibile Giudizi Universali sembrava perso. E invece..esibizione e pezzo da brividi.

Tutti i miei sbagli – Subsonica (2000)
Esibizione trascinante, pezzo non fra i migliori del repertorio forse, ma sul palco di Sanremo fece il suo effetto eccome.

L’assenzio – Bluvertigo (2001)
Morgan prima di X-Factor. Morgan che fa il verso ai suoi idoli, Battiato e Depeche Mode. Gran momento. E di lì a poco, fine dei Bluvertigo.

Il signor domani – Roberto Angelini (2001)
Il pezzo era molto bello, per chi ama certo cantautorato. Lui sul breve fu una delusione, cercò e trovò un successo radiofonico effimero e abbastanza raccapricciante cantando Gattomatto o qualcosa di simile. Poi si è ripreso, perché è bravo.

Solo un sogno – Pacifico (2004)
Così a memoria direi l’ultima cosa bella che ho sentito a Sanremo (quindi sono cinque anni di nulla, non so se mi spiego). Esibizione vocale molto incerta ma emozionante. Bellissimo pezzo.

 

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