Ammettendo di aver sbagliato sui Verdena. Una playlist.

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Il mio problema coi Verdena è stato innanzitutto anagrafico. Il loro primo disco è uscito nel 1999 e in quell’anno per me stavano finendo gli anni Novanta in tutti i sensi possibili. Gli Afterhours e i Marlene Kuntz avevano cominciato quella che allora consideravo una parabola discendente (sugli Afterhours mi sono parzialmente ricreduto, perché nel tempo si son ripresi, hanno fatto altro, hanno fatto bene; sui Marlene Kuntz mi sono ricreduto lo stesso, ma nel senso che più che una parabola la loro è stata una picchiata) e sicuramente non ero interessato ad ascoltare qualcuno che ai miei occhi, alle mie orecchie, li scimmiottava goffamente. Valvonauta mi sembrava un video del cazzo per ragazzini e il punto vero era proprio questo, i Verdena mi sembravano un gruppetto del cazzo per ragazzini, con canzoni che avevano dei testi inascoltabili per chiunque avesse compiuto 18 anni. Come ogni buon pregiudizio che si rispetti, il mio pregiudizio sui Verdena ha resistito per anni, rendendomi del tutto o quasi refrattario anche alla sola possibilità di riprenderli in considerazione. Ricordo mio fratello che ascoltava con godimento il loro secondo album – godimento figlio però di un pregiudizio uguale e contrario, da fan della seconda ora (la prima ora è stata mia) degli Afterhours apprezzava un lavoro prodotto da Manuel Agnelli – e cercava di rifilarmene estratti. Ricordo che mi rifiutavo di ascoltarli.
Nel 2011 poi c’è stato Wow. Wow l’ho ascoltato. Perché era un album doppio e fare un album doppio solitamente significa avere idee e avere le palle, che sono due cose importanti. Poi le idee magari vien fuori che fanno cagare, ma se nel 2011 imponi alla tua casa discografica un album doppio qualcosa sotto c’è e comunque hai coraggio e ha coraggio la tua casa discografica. Insomma, viene fuori che Wow aveva un destino nel nome, perché le idee dentro quei due dischi c’erano, ci sono e sono anche dannatamente buone.
L’uscita, quest’anno, di Endkadenz Vol.1 (il volume due arriverà a breve, si tratta alla fine di un secondo doppio album che esce però in due momenti diversi) ha confermato ciò che già con Wow si era capito. Sui Verdena ho sbagliato, poche storie. Ah, per rimediare ho recuperato comunque anche i vecchi dischi, a partire da quell’omonimo del 1999 con cui tutto cominciò, male. E niente, sui Verdena ho sbagliato, ho sbagliato allora e ho continuato a sbagliare. Su una cosa non mi sono ricreduto, i testi continuano a non piacermi, ammetto che sono perfettamente funzionali, ciò non toglie che siano spesso imbarazzanti. Peccato veniale, in ogni caso, i Verdena sono talmente ricchi di suggestioni, di suoni e rumori e ritmiche, che potrebbero pure mettere in fila delle parole a caso. Oh aspetta, è esattamente quello che fanno!


La playlist.

Ovunque (Verdena, 1999)

L’infinita gioia di Herny Bahus (Verdena, 1999)

Nova (Solo un grande sasso, 2001)

Nel mio letto (Solo un grande sasso, 2001)

Phantastica (Il suicidio dei samurai, 2004)

Don Calisto (Requiem, 2007)

Muori Delay  (Requiem, 2007)

Trovami un modo semplice per uscirne (Requiem, 2007)

Loniterp (Wow, 2011)

Razzi arpia inferno e fiamme (Wow, 2011)

Attonito (Wow, 2011)

Ho una fissa (Endkadenz Vol.1, 2015)

Puzzle (Endkadenz Vol.1, 2015)

Un po’ esageri (Endkadenz Vol.1, 2015)

Sci desertico (Endkadenz Vol.1, 2015)

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