Dieci canzoni di Janis Joplin

PHOTO Elliott Landy – Janis Joplin, Rhode Island 1968

PHOTO Elliott Landy – Janis Joplin, Rhode Island 1968

Non era bella come Grace Slick e la sua voce non era aggraziata e dolce come quella di Sandy Denny. Janis Joplin era una forza della natura, una voce e un’anima nera, ogni sua interpretazione – in studio o dal vivo – era intensa come dovesse essere l’ultima, era un manifesto di sofferenza e una richiesta d’aiuto. Janis Joplin non cantava il blues, lo era. Sul palco faccio l’amore con 25mila persone poi torno a casa e sono sola, diceva, e non c’è miglior modo per raccontare quello che Janis Joplin era. Leonard Cohen cantò di un loro incontro amoroso in Chelsea Hotel. Clenching your fist for the ones like us who are oppressed by the figures of beauty, you fixed yourself, you said, “Well never mind, we are ugly but we have the music”, le fa dire nella canzone. We are ugly but we have the music. Nel 1969 scrisse un pezzo, One Good Man, che diceva I just want to find someone sincere who’d treat me like he talks, one good man.
Questo era Janis Joplin, la ragazza texana che voleva essere Bessie Smith, che l’amava al punto da comprarle una lapide per la tomba,  anonima dal 1937. Erano i primi di agosto del 1970, tre mesi dopo Janis Joplin sarebbe morta stroncata da un’overdose di eroina in un motel di Hollywood.

Down on me (Big Brother and the Holding Company, 1967)
Nel 1966 viene contattata dai Big Brother and the Holding Company, un gruppo di rock blues psichedelico californiano in cerca di una cantante. Si esibisce con loro dal vivo e l’anno dopo pubblicano insieme il primo disco, omonimo. Non un granché, l’album si perderebbe nel mucchio di cose strepitose che escono in quegli anni su quella sponda del Pacifico, se non fosse per lei e per i pezzi che porta in dote, fra cui questa Down on me.

Summertime (Cheap Thrills, 1968)
Il secondo album dei Big Brother è decisamente più centrato, Janis è splendidamente coadiuvata dalla band e la scelta dei brani impeccabile. Le interpretazioni di Summertime dei Gershwin e Piece of my heart sono talmente personali e intense che ormai, a decenni e decine di versioni di distanza, è praticamente impossibile non considerarle brani di Janis Joplin.

Piece of my heart (Cheap Thrills, 1968)

To Love somebody (I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!, 1969)
L’anno successivo lascia i Big Brother per proseguire da solista. Il primo album a suo nome è un gioiello, forse persino troppo perfetto e levigato. Questo brano dei Bee Gees è sempre stato grande, anche in originale, ma solo lei ha saputo renderlo così struggente.

Kozmic Blues (I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!, 1969)
E poi ci sono i pezzi suoi, su questo nuovo disco. One Good Man e Kozmic Blues la consacrano anche come autrice. Kozmic Blues la scrive con Gabriel Mekler, il tastierista della nuova band che l’accompagna, la Kozmic Blues Band.

Little Girl Blue (I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!, 1969)
Un classico firmato Hart e Rodgers. Nina Simone ne ha fatto una gran versione, Sinatra l’aveva già fatta a modo suo, ne esisteranno decine di riletture ma questa di Janis Joplin è imbattibile perché quando lei canta sit there, count your fingers, what else, what else is there to do? and I know how you feel, I know you feel that you’re through è vero, lei lo sa.

Move over (Pearl, 1971)
Nuova band, la Full Tilt Boogie Band, nuovo album, Pearl. Registrato nelle settimane precedenti la morte, quasi terminato e pubblicato postumo. E’ l’album più bello, poche storie, quello meglio suonato e più ricco e si apre con questo pezzo, scritto da lei.

Me & Bobby McGee (Pearl, 1971)
Con Kris Kristofferson, autore del pezzo, ai tempi aveva una relazione. L’ennesima interpretazione cannibale, che spazza via ogni altra versione. Qui Janis suona anche la chitarra.

Feelin’ good was easy, Lord, when he sang the blues, feelin’ good was good enough for me and my Bobby McGee

Get it while you can (Pearl, 1971)
Coi pezzi di Jerry Ragovoy aveva un feeling incredibile, sono in tutto tre solo su quest’album. Questa è la più bella, chiude il disco e c’è un bell’assolo di chitarra di John Till.

Buried alive in the blues (Pearl, 1971)
Il 1 ottobre 1970 Janis registra un pezzo a cappella, Mercedes Benz, è poco più di un giochino con un testo anticonsumista, finirà comunque sull’album. Buried alive in the Blues, invece, è un pezzo totalmente strumentale. L’ha scritto Nick Gravenites per lei. Buried alive in the Blues. Non è un pezzo strumentale però, il testo c’è. Il gruppo, la Full Till Boogie Band, registra la sua parte. Janis la ascolta e per lei è ok. Programmano insieme di sovraincidere la voce il 5 ottobre. Ma il 4 ottobre Janis Joplin muore. Buried alive in the Blues rimane così un pezzo con un tiro incredibile e un vuoto enorme dentro, perché tutto è al suo posto, il pezzo è fantastico ma manca la voce di lei, Janis Joplin. Buried alive in the Blues.

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