Quindici canzoni degli Eagles

The Eagles band

“Cinque solisti costretti a suonare in un gruppo, ecco cos’erano gli Eagles“. Aveva ragione Joe Walsh e non potrebbe essere altrimenti, visto che era uno di quei cinque. Joe Walsh si unì agli Eagles nel 1976, contribuendo al loro album più famoso, Hotel California, al successivo The Long Run e a tutta la serie di separazioni e reunion dei decenni seguenti.

L’esordio degli Eagles è del 1972, con l’album omonimo. La formazione è a  quattro: Glenn Frey e Don Henley, i fondatori, chitarra e batteria; Randy Meisner al basso e Bernie Leadon all’altra chitarra. Meisner ha un passato nei Poco, la band nata dalle ceneri dei Buffalo Springfield, Leadon è l’anima più country del gruppo. Il primo album è una pietra miliare del genere country rock, spiccano fra tutte Take it easy, ormai un classico, scritta da Jackson Browne, l’ottima Witchy Woman e Peaceful Easy Feeling, che è più o meno il pezzo  che meglio identifica ciò che gli Eagles erano agli esordi.

Take it easy (Eagles, 1972)

Witchy Woman (Eagles, 1972)

Peaceful Easy Feeling (Eagles, 1972)

L’anno dopo esce Desperado, ispirato all’epopea western fin dalla copertina. Nulla di particolarmente rilevante rispetto al disco precedente, la title-track è un gran pezzo, di quelli su cui costruire carriere, ma nel complesso il risultato suona meno sincero.

Doolin’-Dalton (Desperado, 1973)

Desperado (Desperado, 1973)

Outlaw man (Desperado, 1973)

Si chiude una prima fase della carriera degli Eagles, Glyn Johns lascia la produzione a Bill Szymczyk, sull’album successivo, On the Border, c’è più rock che country. Il risultato non è male, bellissima la cover di Ol’55 di Tom Waits. The Best of my Love è abbastanza zuccherosa eppure irresistibile, per il resto dominano le chitarre elettriche, grazie all’arrivo di un terzo chitarrista, Don Felder.

Ol’55 (On the Border, 1974)

The best of my love (On the Border, 1974)

Il gruppo si convince a proseguire su questa direzione e le vendite confermano che la strada è giusta. One of these nights è un piccolo gioiello, il pezzo che dà il titolo all’album è notevole, per le atmosfere più rilassate la palla passa alla splendida Take it to the limit, cantata da Meisner. Nonostante il successo, Leadon non approva la svolta e lascia.

One of these nights (One of these nights, 1975)

Take it to the limit (One of these nights, 1975)

Al posto di Leadon arriva Joe Walsh. Con lui gli Eagles compiono il salto di qualità definitivo. Hotel California è il loro album perfetto, il brano che dà il titolo al disco un classico che non suonerà mai vecchio e Walsh ci mette la firma suonando anche il meraviglioso assolo finale. Tutto funziona perfettamente e il soft rock definitivo della band californiana spazia dall’energica Victim of Love a The Last Resort, ballata notevole con cui si chiude l’album.

Hotel California (Hotel California, 1976)

Victim of Love (Hotel California, 1976)

The Last Resort (Hotel California, 1976)

Tre anni dopo, con al basso Timothy B. Schmit al posto di Meisner (curiosamente la staffetta era già avvenuta nei Poco), gli Eagles pubblicano The Long Run. L’album vende parecchio ma è abbastanza deludente, nonostante alcuni episodi notevoli, fra cui I can’t tell you why, opera di Schmit e In the city, scritta da Walsh per la colonna sonora de I guerrieri della notte di Walter Hill.
L’anno dopo il gruppo si scioglie, per riunirsi una prima volta nel 1994 e successivamente nel 2007, in questo caso con la pubblicazione di Long Road out of Eden, notevole disco di inediti registrato senza Don Felder.

I can’t tell you why (The Long Run, 1979)

In the city (The Long Run, 1979)

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