Venti cover degli anni Novanta

Hard to handle – Black Crowes
Per il loro esordio nel 1990, i Black Crowes scelgono il classico di Otis Redding del 1968. E’ un’interpretazione strepitosa che varrà ai fratelli Robinson il primo numero 1.

Knockin’on heaven’s door – Guns n’ Roses
Con buona pace di Eric Clapton, dello stesso Dylan e di chiunque si sia cimentato nell’interpretazione del brano tratto dalla colonna sonora di Pat Garrett and Billy The Kid, quella di Axl e Slash è l’interpretazione definitiva.

The Temple – Afghan Whigs
Gli Afghan Whigs di Greg Dulli realizzano una più che convincente cover del brano di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber tratto da Jesus Christ Superstar per il loro terzo album, Congregation del 1992.

Easy – Faith No More
A proposito di Angel Dust e della sua diversità rispetto agli album precedenti dei Faith No More, Mike Patton spiegò che “non possiamo andare dove siamo già stati”. Ecco, questo classico dei Commodores di Lionel Richie è uno dei posti in cui non erano già stati e in cui è valsa la pena siano andati.

Mrs Robinson – Lemonheads
La virata pop dei Lemonheads, It’s a shame about ray del 1992, si basava sulle brillanti melodie di Evan Dando, ma fu questa cover del classico di Simon and Garfunkel che accese parecchi riflettori su di loro. Almeno per un po’.

Cats in the Cradle – Ugly Kid Joe
La canzone era il più grande successo del cantautore newyorkese Harry Chapin. Gli Ugly Kid Joe le tolsero un po’ di polvere e la registrarono sul loro album d’esordio, America’s Least Wanted del 1992. Fu il loro più grande e meritato successo.

Wild World – Mr Big
Cat Stevens è stato davvero grande, all’inizio degli anni settanta sembrava non sbagliare un colpo e Tea for the Tillerman del 1970 era un vero capolavoro. Dentro c’era Wild World, un grande pezzo che Paul Gilbert e Eric Martin hanno saputo rendere ancora più grande.

Have you ever seen the rain? – Spin Doctors
Gli Spin Doctors la realizzarono per la colonna sonora del film Philadelphia. Era lontana dalle cose che facevano loro, ma ne fecero una versione rispettosa e riuscita.

In my life – Crosby, Stills & Nash
After the Storm del 1994 era davvero un buon disco di tre mostri sacri. Trovarono il modo, loro che agli esordi vennero presentati – non per primi né per ultimi, ma sicuramente fra i più meritevoli della definizione – come la risposta americana ai Beatles, di omaggiarli con una interpretazione di In my life che deve ovviamente tutto all’impareggiabile intreccio delle loro tre voci.

Hallelujah – Jeff Buckley
Questa è molto più di una cover. Il brano originale di Leonard Cohen è solo lo spunto iniziale, tutto il resto è il talento smisurato di Jeff Buckley.

The man who sold the world – Nirvana
David Bowie sembrerebbe del tutto antitetico rispetto a Kurt Cobain, eppure nel loro clamoroso live MTV Unplugged in New York i Nirvana scelsero di interpretare questo pezzo. La loro versione è ormai celebre (almeno) quanto l’originale.

Landslide – Smashing Pumpkins
Billy Corgan la scelse per il lato B del singolo Disarm. Corgan non è Stevie Nicks, è chiaro, ma la sua interpretazione di questo splendido pezzo dei Fleetwood Mac è davvero notevole.

Love is all around – Wet Wet Wet
Interpretazione di culto di un brano di culto per un film di culto. Si può fare gli schizzinosi sugli scozzesi Wet Wet Wet, e il pizzetto di Marty Pellow nel video è decisamente discutibile, ma avevano davvero classe. L’originale dei Troggs era un gran pezzo molto minimale, loro lo fanno esplodere in un arrangiamento abbastanza barocco per il film Quattro matrimoni e un funerale.

Death is not the end – Nick Cave and The Bad Seeds
Kylie Minogue, Pj Harvey, Anita Lane, Shane MacGowan e lo stesso Nick Cave si alternano al microfono in questa rilettura di un brano minore di Bob Dylan che chiudeva l’ottimo Murder Ballads del 1996.

I will survive – Cake
A Gloria Gaynor questa versione non piace e va bene, de gustibus e tutto quanto, ma sbaglia: fortissimamente sbaglia.

Like a Rolling Stone – Rolling Stones
Per uno dei loro migliori dischi live – l’acustico Stripped del 1995 – gli Stones si autocelebrarono interpretando egregiamente il classico di Bob Dylan. Menzione speciale alle tastiere di Chuck Leavell che doveva confrontarsi con un modello d’eccezione, l’hammond di Al Kooper.

We have all the time in the world – Fun Lovin’ Criminals
Grande gruppo i Fun Lovin’ Criminals e grandissimo il loro album d’esordio, Come Find Yourself del 1996. In mezzo, spiccava perché col resto aveva ben poco a che fare, questa grande interpretazione del classico di Louis Armstrong.

Hush – Kula Shaker
I Kula Shaker venivano da quegli anni lì, a cavallo tra i sessanta e i settanta. Decisero di darne ulteriore prova rileggendo alla grandissima questo pezzone che i Deep Purple avevano reso famosissimo, ma che già per loro era una cover. Fu il più grande successo dei Kula Shaker, comunque.

Video Killed the Radio Star – Presidents of The United States of America
Bellissima versione del brano dei Buggles di Trevor Horn da parte di un gruppo che avrebbe meritato fortune migliori.

Across the Universe – Fiona Apple
Non è mai facile rifare i Beatles, ma se sei Fiona Apple non è impossibile vincere la sfida. Una delle migliori riletture dei Beatles di sempre, sicuramente la più sensuale.

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