Dieci canzoni di Ryan Bingham

Ryan-Bingham-Getty-ImagesQuesto pezzo potrebbe cominciare così.
Ho visto il passato del rock n’ roll, il suo nome è Ryan Bingham. Poi però magari si perde la citazione di Landau che scopre Bruce Springsteen e, in fondo, non sembra sto gran complimento. E allora niente, ricominciamo.
Ryan Bingham di Hobbs, New Mexico. Un’infanzia segnata dalla morte della madre per alcolismo e del padre, suicida. Una voce che ricorda Tom Waits, un look – e non solo il look – che rimanda a Steve Earle, cinque dischi fra cui almeno un capolavoro e altri due bellissimi, che qui e là mettono la pulce su cosa ancora potrebbero essere i dischi del Boss se si affidasse a produzioni meno invasive. Ma va beh, c’è Ryan Bingham, chi se ne frega di Springsteen?
Nel 2007 esce Mescalito, la cui produzione è affidata al chitarrista dei Black Crowes Marc Ford (beh ormai ex, i Black Crowes sono morti nel frattempo) e a cui partecipano mostri sacri come Terry Allen e Joe Ely. L’album è un capolavoro, talmente riuscito che i successivi, pur buoni, spesso molto buoni, non sono finora riusciti ad essere all’altezza. Dentro c’è tutto il mondo di Bingham: c’è il Messico, c’è il bluegrass, c’è Bruce Springsteen, ovviamente, c’è Ry Cooder.
Tutte queste influenze – e Marc Ford alla produzione – tornano anche in Roadhouse Sun del 2009, fratello minore dell’esordio, album riuscito ma in qualche modo più stanco rispetto al primo, quasi che la formula abbia già dato il massimo possibile. Due anni dopo Bingham vince l’Oscar per la miglior canzone con The Weary Kind, scritta con T-Bone Burnett. E proprio a lui affida la produzione del suo terzo album, Junky Star, un disco che vira abbastanza decisamente verso sonorità più rock.
Tomorrowland del 2012 è una delusione abbastanza inattesa, quasi che le aspettative create dal successo e dalla qualità di Junky Star fossero troppo alte per essere soddisfatte. Eppure  Fear and Saturday Night, uscito quest’anno, mostra nuovamente un Ryan Bingham in gran forma, anche grazie al lavoro di Jim Scott, che negli ultimi anni aveva fatto ottime cose con i Wilco.

Southside of Heaven (Mescalito, 2007)

The Other Side (Mescalito, 2007)

Bread and Water (Mescalito, 2007)

Dylan’s Hard Rain (Roadhouse Sun, 2009)

The Wandering (Junky Star, 2010)

Hallelujah (Junky Star, 2010)

The Weary Kind (2010)

Heart of Rhythm (Tomorrowland, 2012)

Nobody knows my trouble (Fear and Saturday Night, 2015)

Hands of Time (Fear and Saturday Night, 2015)

 

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