Dieci indimenticabili canzoni italiane degli anni novanta che probabilmente avete dimenticato

Dieci canzoni di dieci artisti – gruppi, cantanti solisti – che per una stagione, un decennio o per il tempo appena di qualche passaggio in radio hanno significato qualcosa. Alcuni – gli Üstmamò – erano talenti veri e quel decennio lo hanno segnato per davvero. Altri – Pino Marino – sono arrivati alla fine, per restare dopo, senza mai esplodere come avrebbero meritato. Altri ancora non se li ricorda più nessuno ed è probabilmente giusto così.

Dhamm – Irene (1994)
Il ricordo indelebile di allora è che io stavo davanti a Sanremo Giovani e di Irene conoscevo un pezzo delle Orme periodo beat. Questi a guardarli sembravano le controfigure dei Bon Jovi, poi li ascoltavi ed effettivamente lo erano. A pensarci ora non è certo un complimento ma allora, nel 1994, sul palco dell’Ariston, essere la controfigura dei Bon Jovi non era così male.

Üstmamò – Piano con l’affetto (1996)
Ma che disco era questo Üst del 96 e che band loro e che pezzo struggente era ed è ancora Piano con l’affetto? Mara Redeghieri era una delle voci più affascinanti allora, nel frattempo si sono separati e da poco rimessi insieme, riascoltarli ora non è un esercizio inutile.

Interno 17 – Ridi (1997)
Fiorentini, questa stava sul loro primo disco, Radio, uno dei dischi italiani più belli e sottovalutati di quella magnifica stagione. Mi sa che di loro si son perse le tracce.

Giuliodorme – Non sei tu (1997)
Abruzzesi, non cercateli ché penso non esistano più. Due dischi all’attivo e collaborazioni con Silvestri. Una sera del 97 si presentarono a Sanremo Giovani con questo pezzo su uno che lei se ne va con un altro e lui proprio nun ce vo’ sta. Tema abbastanza abusato ma come loro nessuno mai.

Negrita – Lasciami dormire (1997)
Ora si fa presto a dire Negrita e pensare a canzonette buone per la radio d’estate. Ma nel 1997 – all’uscita del loro secondo disco – i Negrita sembravano davvero i Rolling Stones italiani. Beh, insomma, ci siamo capiti, quel nome lì, i riff, le citazioni. Va beh, durò poco, il tempo di un album e mezzo praticamente, però alla fine del secondo disco – XXX – c’era questa. E non la cantava coso, Pau, la cantava Drigo, il chitarrista. E come spesso è capitato agli Stones con Keith Richards, il pezzo migliore era quello cantato da lui, il chitarrista.

Mambassa – Stanze (1997)
Loro erano un po’ punk, un po’ folk e un po’ canzone d’autore. Sono ancora in giro. Questa canzone chiudeva una cassettina di cose completamente diverse, l’avevo registrata alla radio con un guizzo felino che mi aveva fatto perdere solo il primo secondo e mezzo circa dell’attacco, avevo usato la prima cassetta che mi era capitata fra le mani. Non so bene perché ancora oggi mi ricordo tutto il testo. E’ un bel pezzo ancora adesso, credo.

Ridillo – Mangio amore (1998)
Singolo appiccicosissimo tratto dal loro secondo album. Ottimo funk soul, bazzicavano Red Ronnie e sono ancora in giro, anche se abbastanza nell’ombra.

Delta V – Il mondo visto dallo spazio (1998)
Francesca Touré e il video in rotazione continua. Poi hanno fatto anche altro e quell’anno anche la cover di Se telefonando era notevole, poi lei se n’è andata e non era più la stessa cosa. Poi è tornata ma non era la stessa cosa neanche così.

Madreblu – Reiko (1999)
Questa stava sul loro secondo album, che per un po’ sembrò essere l’ultimo, poi tornarono nel 2004, ma sono i primi due dischi a essere fondamentali.

Pino Marino – Centrifuga e risciacquo (2000)
Ecco, appunto, in realtà con lui siamo già nei Duemila. Il punto è che sono abbastanza certo d’aver sentito per la prima volta Centrifuga e risciacquo in un programma alla radio di Pierluigi Diaco, il che significa che siamo alla fine dei Novanta. Magari sbaglio, ma è un errore che mi permette di chiudere in bellezza e meraviglia la playlist. Lui poi ha fatto un sacco di cose belle, ma questa è davvero incredibile.

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