Blur, Ash, Libertines e Hooton Tennis Club

parlophone-300x300Blur
Non è solo che otto anni son lunghi e di un nuovo disco dei Blur c’era nostalgia, non dico bisogno. E’ che hanno fatto proprio un bel disco, una sorta di recap della loro carriera, c’è molto Damon Albarn ma anche un bel po’ di Graham Coxon e quindi sì, hanno fatto bene a tornare, perché son tornati a un livello che è come se non se ne fossero mai andati.

Ash
Ecco, loro invece non hanno mai smesso. Anche se quello che hanno fatto nell’ultimo decennio è passato quasi inosservato, loro hanno continuato a fare cose buone e ottime. Questo Kablammo! – per gusto melodico e diffusa appiccicosità dei brani – ricorda parecchio 1977 e per un nostalgico come chi scrive è una buona notizia.

Libertines
Anthems for doomed youth
è un buon disco, con alcuni momenti notevoli e altri più “stanchi”, ma già vedere Pete Doherty recuperato alla causa e al fianco di Carl Barât è cosa buona.

Hooton Tennis Club
Dopo maestri e grandi ritorni ecco le nuove leve. Gli Hooton Tennis Club sono la next big thing del britpop inglese. Vengono da Liverpool e la lezione l’hanno imparata proprio bene. Dureranno? Mah. Intanto, Highest Point in Cliff Town è puro godimento (per appassionati del genere, chiaro).

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