[1969] – Lay Lady Lay – Bob Dylan

LayLadyLay45Oltre un decennio fa (!) compilai una cassettina per un’amica. Una cassettina davvero cazzuta, molto ben fatta. E scusate se me lo dico da solo, ma davvero era molto ben fatta. Nulla di particolarmente coraggioso, era una raccolta di classici anni sessanta e settanta. Ma comunque era davvero una cassettina di qualità. A parte i volumi, quelli erano proprio a cazzo.

Comunque, c’erano un po’ di cose dentro, dai Velvet Underground ai Cream agli Eagles. Però degli Eagles c’era Take it to the limit, per dire. Era figa. E c’era Lay Lady Lay, in quella cassetta, e io avevo scritto proprio così Lay Lady Lay e sul retro avevo scritto Bob Dylan. E la mia amica ascoltandola disse sì va beh, mo’ questo è Bob Dylan, se questo è Bob Dylan io sono Patti Smith, tu sei Pete Townshend. Ok, non furono le parole esatte, quelle non me le ricordo, però fu qualcosa di simile e io ci rimasi un po’ male, perché ero un tipo preciso in queste cose, ero uno che si documentava e per me quello era Bob Dylan. Il vinile fra le mani era chiaramente una raccoltona di Bob Dylan, nessun dubbio. Al tempo stesso quello davvero non sembrava lui, come poteva essere Bob Dylan?come poteva essere lo stesso interprete di Blowin’ in the wind, insomma, qualche dubbio si insinuava anche in me. Ricordo che vacillai scoprendo che Lay Lady Lay stava su un album in cui Dylan duettava con Johnny Cash – chi cazz’era Johnny Cash? – ma sospirai soddisfatto, anche se erano passati anni, quando capii che Johnny Cash duettava solo in un pezzo di quell’album e quel pezzo non era Lay Lady Lay.
Come dice wikipedia, Like many of the tracks on the album Dylan sings the song in a low croon, rather than in the high nasal singing style associated with his earlier recordings. Poche storie, è proprio Mister Zimmerman. E questo pezzo è talmente bello che spicca e sorprende e ammalia anche in un disco sostanzialmente perfetto come Nashville Skyline. Forse perché così diverso dalle cose che faceva allora Dylan – in seguito qualcosa di simile gli è scappato, ma non a questi livelli. Così sinuoso e – bestemmio, lo so – in qualche modo così pop, per questa cura della melodia, per quel lavoro pazzesco di Bob Wilson al piano e all’organo e di Kenny Buttrey ai bonghi. Dylan l’aveva scritta su commissione per Un uomo da marciapiede, poi scelsero Everybody’s talking di Fred Neil – peraltro un’altra canzone dall’andamento vagamente sinuoso, nell’interpretazione di Harry Nilsson.

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