Dodici canzoni dei Lynyrd Skynyrd

Lynyrd-SkynyrdI Lynyrd Skynyrd sono stati (sono, certo, ma ovviamente ormai non è la stessa cosa) una delle band più fighe di sempre. Tra il 1973 e il 1977 hanno infilato cinque album pazzeschi, insieme agli Allman Brothers sono stati il gruppo più importante del Southern Rock, ma rispetto a loro erano decisamente più rozzi. Tra i solchi dei loro dischi scorrono fiumi di birra, riff sporchi e cattivi e una bella ignoranza. Poi il 20 ottobre del 1977 un aereo se li è portati via, uccidendone il cantante, uno dei chitarristi e una corista. Negli anni Novanta sono tornati, anche più che dignitosamente, ma erano ormai altri Lynyrd Skynyrd e altri tempi.

Tuesday’s gone (Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd – 1973)

Gran ballata con il mellotron di Al Kooper e le solite notevoli parti di chitarra. Il batterista non è Bob Burns ma quello degli Atlanta Rhythm Section, Robert Nix.

Gimme three steps (Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd – 1973)

Storia vera da saloon, abbordare la ragazza sbagliata e trovarsi di fronte un fidanzato “contrariato” con una 44 Magnum in pugno. Un riff e un boogie che sono quanto di più identitario si possa immaginare, un piatto che i Lynyrd Skynyrd cucineranno spesso.

Simple Man (Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd – 1973)

Duri dal cuore d’oro, Rossington e Van Zant la scrissero per ricordare rispettivamente la madre e la nonna morte.
Take your time. Don’t live too fast,
Troubles will come and they will pass.
Go find a woman and you’ll find love,
And don’t forget son,
There is someone up above
And be a simple kind of man

Free Bird (Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd – 1973)

Classicone senza tempo. Cavalcata chitarristica con pochi eguali dedicata a Duane Allman, fenomenale chitarrista degli Allman Brothers morto in un incidente in moto.

Sweet Home Alabama (Second Helping – 1974)

Il riff, la polemica contro Neil Young, l’inno sudista per eccellenza. A dirla tutta, sarebbe bastata questa per fare dei Lynyrd Skynyrd i Lynyrd Skynyrd.

I need you (Second Helping – 1974)

Fai un disco che attacca con Sweet Home Alabama, come cazzo fai ad andare avanti credibilmente. Sarebbe stato un problema per chiunque, ma non per loro. Sette epici minuti di chitarre lente e strazianti. Avanti così.

Don’t ask me no questions (Second Helping – 1974)

Altro riff memorabile. All’uscita del loro secondo album, i Lynyrd Skynyrd esistevano, a lungo ignorati, ormai dieci anni. Improvvisamente divennero parte del music business e Don’t ask me no questions parla di quanto per loro fosse faticoso provare a conservare uno spazio per farsi gli affari propri come sempre, una volta diventati famosi e richiesti.
Well it’s true I love the money
And I love my brand new car
I like drinkin’ the best of whiskey
And playin’ in a honk-tonk bar
But when I come off the road
I just gotta have my time
‘Cause I got to find a break in this action
Or else I’m gonna lose my mind
So don’t ask me no questions
And I won’t tell you no lies
So don’t ask me ‘bout my business
And I won’t tell you goodbye

On the Hunt (Nuthin’ Fancy – 1975)

Gente che va (Ed King, Bob Burns) gente che viene (Artimus Pyle), Nuthin’ Fancy è un po’ un album di transizione. Saturday Night Special è il pezzone che passa alla storia, On the Hunt sta nell’ombra, ma ha un riff di chitarra che crea dipendenza.

Am I losin’ (Nuthin’ Fancy – 1975)

Il cuore dei Lynyrd Skynyrd batteva forte per il blues ma anche per il country. E questo è uno dei momenti migliori del loro lato country.

Cry for the bad man (Gimme back my bullets – 1976)

Secondo molti Gimme back my bullets è un album poco riuscito, che non aggiunge nulla di nuovo al repertorio del gruppo e denota un momento di stasi creativa. Ecco, Cry for the bad man è uno di quei momenti di stasi creativa da ascoltare a volume molto alto.

All I can do is write about it (Gimme back my bullets – 1976)

Ci sono molti modi per chiudere un album, ma questo è uno dei migliori. Ballata da pelle d’oca in cui si capisce che i Lynyrd Skynyrd, con le loro bandiere confederate alle spalle, i capelli lunghi e le facce imbronciate, la birra sempre a portata di mano, in fondo erano dei bravi ragazzi che amavano visceralmente la loro terra.

I never dreamed (Street survivors – 1977)

Street Survivors uscì tre giorni prima che l’aereo della band si schiantasse in Lousiana ponendo sanguinosamente fine alla fase epica della storia dei Lynryd Skynyrd. E’ un album diverso rispetto ai classici del gruppo, che probabilmente andava trasformandosi in qualcos’altro (una versione americana, e quindi in qualche modo pura, degli Stones, che al suono sudista avevano strizzato l’occhio a inizio decennio e in quel periodo già si stavano perdendo). Pezzi come I never dreamed li mostrano ancora capaci di cavalcate chitarristiche da brividi, di cui nel decennio successivo si sarebbe sentita la mancanza.

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