12 canzoni di John Lennon dopo i Beatles

originalA differenza degli altri Beatles, John Lennon ha prodotto durante la sua carriera solista le canzoni per cui è più riconosciuto e apprezzato. Se parlando di McCartney le prime cose che vengono in mente sono Yesterday, Let it be, Hey Jude, dire Lennon significa pensare a Imagine, Give peace a chance, Happy Xmas (War is over). Senza riesumare l’inutile dibattito lennoniani vs maccartiani i motivi di interesse per la carriera di Lennon sono in qualche modo indipendenti dal suo essere stato uno dei Beatles. No, il fatto che Chapman gli abbia sparato quella sera di dicembre del 1980 non c’entra niente: quella sera, Lennon era già “John Lennon di Imagine” da nove anni. Il fatto è che i punti più alti della carriera solista di Paul sono quelli in cui maggiormente si è avvicinato al suo passato beatlesiano, le cose migliori di Lennon sono del tutto o quasi indipendenti da quel passato. A pensarci bene, il punto è questo: Lennon non è stato semplicemente un ex Beatle, per un decennio è stato a tutti gli effetti un cantautore, con gli alti e bassi di tutti i cantautori. Poi quegli spari a New York, la sera dell’8 dicembre 1980, hanno annebbiato i bassi e glorificato gli alti e Lennon è diventato martire e santo.

Instant Karma! (1970)
Registrata, incisa e pubblicata in pochissimo tempo – il suo sogno sarebbe stato di riuscire a fare tutto in tre, quattro giorni – si tratta della prima grande canzone del Lennon solista. Si avvale del grande produttore Phil Spector, la cui mano si sente nei suoni e nello spirito “vintage” dell’arrangiamento, che richiama certe cose fatte da Spector nei primi anni 60.

Mother (John Lennon/Plastic Ono Band,1970)
Struggente brano d’apertura del primo album di Lennon. I rintocchi della campana funebre, l’invocazione dei genitori. Gli effetti della “Primal Scream Therapy” di Arthur Janov. Mama don’t go, daddy come home.

Love (John Lennon/Plastic Ono Band, 1970)
Il brano più sereno di un disco pieno di tormenti. Phil Spector al pianoforte e love is you, you and me.

God (John Lennon/Plastic Ono Band, 1970)
The dream is over alla fine di una litania di cose in cui Lennon dice di non credere più. Fra le altre cose la Bibbia, l’Oriente, Elvis, Bob Dylan e naturalmente i Beatles.
I just believe in me, Yoko and me.

Imagine (Imagine, 1971)
Il classico di Lennon per eccellenza, il brano che sarebbe comunque valso una carriera, la meravigliosa utopia. E poco altro da aggiungere. Strasentita, abusata, eppure, come canta lui you may say I’m a dreamer, but I’m not the only one, I hope someday you’ll join us and the world will be as one.

Gimme some truth (Imagine,1971)
Tricky-Dicky è Richard Nixon, l’imbroglione. Poi si scoprirà che l’FBI spiava Lennon, nemico degli Stati Uniti, secondo l’Amministrazione del Presidente che qualche anno dopo si sarebbe dovuto dimettere travolto dal Watergate.
La canzone era già fra gli appunti di Lennon all’epoca delle Get Back Sessions coi Beatles, l’assolo di chitarra è di George Harrison.

How do you sleep? (Imagine,1971)
Non si erano lasciati granché bene con Paul McCartney e qui Lennon lo prende per il culo con quell’ironica cattiveria di cui era capace. A proposito di “lasciarsi con stima”, George Harrison non si scompone più di tanto ad associarsi alla presa in giro e suona la chitarra. Ottimo il lavoro di Phil Spector. Al netto di tutto, anche un fan di McCartney non può non ammettere che alcune delle cose che canta John sono vere e, soprattutto, che il pezzo è favoloso.

Mind games (Mind Games, 1973)
Non un gran periodo creativo per Lennon. Yoko onnipresente, eccessiva politicizzazione dei testi. Eppure qualcosa, qui e là, valeva tanto. Questa valeva e vale, ancora, tantissimo. Sorella minore di All you need is love e Imagine. Love is the answer.

Old dirt road (Walls and Bridges, 1974)
Con Harry Nilsson in quel periodo Lennon passava memorabili serate alcoliche. Produsse anche un suo disco, Lennon, ma artisticamente la cosa migliore venuta fuori da quell’amicizia pericolosa è questo piccolo capolavoro.

(Just like) Starting over (Double Fantasy, 1980)
Dopo cinque anni di silenzio, il ritorno con un disco diviso a metà con Yoko. La parte scritta e cantata da lei è una sequela di momenti spesso imbarazzanti, quella di Lennon è invece notevole. Fortunatamente il disco si apre con un brano di John, un brano dei migliori. La morte, arrivata l’8 dicembre di quell’anno per mano di Mark David Chapman, poco dopo l’uscita del disco, si portò via un artista nel pieno della maturità e in un momento creativo esaltante.

Beautiful Boy (Darling Boy) (Double Fantasy,1980)
I cinque anni di silenzio furono dedicati a Sean, il figlio avuto nel 1975 insieme a Yoko. Beautiful boy (Darling Boy) è una ninna nanna deliziosa. E contiene il verso forse più famoso di Lennon: life is what happens to you while you’re busy making other plans. Doveva essere un insegnamento per il figlio, ma dopo la morte di Lennon sembrò assumere un senso diverso.

Watching the wheels (Double Fantasy,1980)
Una sorta di “spiegazione” delle ragioni dietro la pausa che si era preso. Non solo la voglia di fare il padre a tempo pieno, ma anche il desiderio di scendere dalla giostra della fama e del successo su cui era salito, giovanissimo, nei primissimi anni 60. Una pazzia, secondo molti. Come dice la canzone Well they shake their heads and they look at me as if I’ve lost my mind, I tell them there’s no hurry, I’m just sitting here doing time.

 

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