Dieci canzoni dei Wallflowers

Non è facile essere figli d’arte. Ne sanno qualcosa Cristiano De André, i figli di Lennon, Alberto Angela. Ecco, Alberto Angela ce l’ha fatta, ce l’ha fatta alla grande. Cristiano De André aveva e ha talento ma quel cognome lo ha schiacciato. I figli di Lennon hanno storie diverse: Julian non ha mai avuto un gran talento e alla fine il confronto col padre, che sarebbe stato troppo per chiunque, per lui è stato la pietra tombale di una carriera comunque abbastanza anonima; Sean invece il talento l’ha sempre avuto e a un certo punto è riuscito a svincolarsi dal cognome che porta per fare cose interessanti e lontane dal confronto col padre.
Jakob Dylan ha seguito un’altra strada ancora. Jakob Dylan ha un grandissimo talento e l’ha dimostrato anche nelle ultime cose a suo nome, ma è partito “nascondendosi” dietro una band, una scelta azzeccata e redditizia, col senno di poi. I Wallflowers per oltre dieci anni sono stati l’etichetta con cui il figlio di Bob Dylan ha veicolato la sua creatività. Anche qui, Jakob si è mosso per anni abbastanza distante dal padre. Paradossalmente, se ha seguito un modello, è stato più Bruce Springsteen, che del padre è stato considerato, all’inizio, l’erede. E’ sfuggito al confronto e al destino del “figlio di”, è diventato Jakob Dylan. Nel 1996, col secondo disco – Bringing Down The Horse – ha fatto il botto, forse pure troppo eclatante, perché impossibile o quasi da ripetere. Dentro c’era Adam Duritz dei Counting Crows su 6th Avenue Heartache e la batteria di Matt Chamberlain (uno che negli anni ha messo i suoi tamburi un po’ ovunque contava esserci, Fiona Apple, Pearl Jam, Tori Amos, Natalie Merchant, David Bowie, Morrissey). Dentro c’erano gli anni 90, c’era Bruce Springsteen, c’era Tom Petty. Dopo ci sono stati almeno altri due dischi di ottimo livello, Breach e Red Letter Days. Rebel, Sweetheart era ancora abbastanza buono, da quella parte del rock americano forse solo i Counting Crows hanno fatto così tanto a questi livelli, ma per un po’ sotto quel nome non è uscito più niente. Jakob si è messo in proprio e ha fatto cose buone ma il richiamo del nome Wallflowers – che in effetti non si erano mai ufficialmente sciolti e avevano fatto un tour insieme nel frattempo – è stato forte al punto che nel 2012, sette anni dopo, è uscito un nuovo disco, Glad All Over, con la collaborazione di Mick Jones dei Clash. Non all’altezza dei precedenti, purtroppo, ma comunque un segno di vita che potrebbe portare buone notizie anche in futuro.

Honeybee (The Wallflowers, 1992)

One Headlight (Bringing Down The Horse, 1996)

6th Avenue Heartache (Bringing Down The Horse, 1996)

Josephine (Bringing Down The Horse, 1996)

Letters from the Wasteland ((Breach), 2000)

Sleepwalker ((Breach), 2000)

When you’re on top (Red Letter Days, 2002)

How good it can get (Red Letter Days, 2002)

Here he comes (Confession of a drunken marionette) (Rebel, Sweetheart, 2005)

Love is a Country (Glad all over, 2012)

 

 

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