[1966] Millenovecentosessantasei

1966-best-albumsAnnata niente male, il 1966. L’anno che ha consacrato Simon and Garfunkel, l’anno in cui i Rolling Stones hanno fatto il salto di qualità e Brian Wilson ha portato i Beach Boys al livello dei Beatles. Ah già, l’anno in cui i Beatles hanno detto basta ai concerti per fare l’ennesima rivoluzione.
Niente male il 1966. Simon and Garfunkel sembravano già finiti prima di cominciare. Il loro album, due anni prima, non se l’era filato nessuno e Simon se n’era andato in Inghilterra a provare un’incerta carriera solista. Poi i Byrds hanno inventato il folk rock, Tom Wilson ha aggiunto chitarra elettrica, basso e batteria a The Sound of Silence e tutto è cambiato. Improvvisamente arriva il successo, Paul Simon è diventato un genio e i due si rimettono insieme. Pubblicano due dischi quell’anno, uno sfrutta il successo di The Sound of Silence, l’altro – Parsley, Sage, Rosemary and Thyme, uscito a ottobre – è il loro primo capolavoro.
Ci sono esordi importanti. Mamas and Papas, Buffalo Springfield, Jefferson Airplane. Frank Zappa e Tim Buckley. I Love di Arthur Lee, gli Small Faces e i Cream.
E’ l’anno del garage rock. Album d’esordio per Troggs, Monks, The Seeds e 13th Floor Elevators: Paul Revere and the Raiders pubblicano il loro album più famoso, Midnight Ride, che contiene Steppin’ Stone.
In primavera escono Aftermath dei Rolling Stones, Blonde on Blonde di Bob Dylan e Pet Sounds dei Beach Boys. Aftermath è il primo album dei Rolling Stones composto esclusivamente da brani scritti da Jagger e Richards. Non è il miglior disco degli Stones fino a quel momento ma nello stesso periodo i due pubblicano anche il singolo Paint it, black e a febbraio era uscita 19th nervous breakdown: insomma, i due cominciano a fare sul serio e Brian Jones è a tutti gli effetti il terzo leader della band, fondamentale il suo contributo in Lady Jane (dulcimer) e nella stessa Paint it, black (sitar).
Con Blonde on Blonde (uno dei primi album doppi di sempre) Bob Dylan chiude idealmente il cerchio aperto con Bringing it all back home e Highway 61 Revisited. Nello stesso giorno – è il 16 maggio – i Beach Boys pubblicano Pet Sounds. E’ il punto più alto della loro discografia. Brian Wilson ha abbandonato le canzoni da spiaggia, ha sfidato i Beatles sul loro stesso terreno, quello della sperimentazione in studio avviata con Rubber Soul l’anno prima, e ha vinto. Pet Sounds è un disco incredibile la cui influenza sarà fondamentale e duratura. I Beatles stessi lo ameranno al punto da ritenerlo una delle principali ispirazioni del loro disco più famoso, Sgt Pepper. Nel frattempo, ad agosto, pubblicano Revolver. Pausa, applausi, clamoroso. Dentro ci sono cose mai sentite prima.
Dall’altra parte dell’oceano, i Byrds, si dedicano ad altro. Mescolando insieme Dylan, Beatles, psichedelica e musica indiana danno vita al raga rock di Fifth Dimension.
Altre cose notevoli di quest’anno meraviglioso: l’esordio di Nancy Sinatra (These Boots are made for walkin’), i due album dei Lovin’ Spoonful (Daydream e Hums), Face to Face dei Kinks, Sunshine Superman di Donovan, A Quick One degli Who.
Esce Hey Joe, il primo singolo di un chitarrista che diventerà qualcuno: Jimi Hendrix.


I DISCHI MIGLIORI DEL 1966

  1. Revolver – The Beatles
  2. Pet Sounds – Beach Boys
  3. Blonde on Blonde – Bob Dylan
  4. Fifth Dimension – The Byrds
  5. Psychedelic Lollipop – Blues Magoos
  6. The Supremes A’ Go-Go – The Supremes
  7. Parsley, Sage, Rosemary and Thyme – Simon and Garfunkel
  8. Love – Love
  9. Aftermath – Rolling Stones
  10. Freak Out! – The Mothers of Invention
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