[1996] Millenovecentonovantasei

Evil Empire dei Rage Against the MachinePinkerton dei Weezer, Billy Breathes dei Phish, Good God’s Urge dei Porno for Pyros, Burdens of Being Upright di Tracey Bonham, Dust degli Sreaming Trees, Casanova dei Divine Comedy, Being There dei Wilco. Sono solo alcuni album usciti nel 1996 che avrebbero meritato la copertina. Alla fine ho scelto soprattutto col cuore, più che con la testa. E col numero di ascolti. Perché questi dieci album – K, Fashion Nugget, No Code e Come find yourself su tutti – da vent’anni sotto vari formati (cassettine, cd, mp3) stanno sempre lì, nella mia camera adolescente, dentro il radione regalatomi da mio padre, nello stereo acquistato col primo stipendio, nei vari dispositivi mobili che ho avuto. I Cake non sono la band migliore di sempre, Fashion Nugget non è un album migliore di Harmacy dei Sebadoh, ma tenerli fuori dalla top10 del 1996 sarebbe stata una violenza contro me stesso e contro il piacere incondizionato che ho ricavato dall’ascolto ossessivo dell’album che conteneva The Distance. The Curtain hits the cast, terzo album dei meravigliosi Low, avrebbe meritato sicuramente maggiore considerazione, così come Emperor Tomato Ketchup degli Stereolab. Ma il cuore aveva già deciso che per loro non ci sarebbe stato posto. In fondo, costretto dalle catene della top10, aveva già dovuto rinunciare al secondo disco dei Presidents of the United States of America, a Crash della Dave Matthews Band, Odelay di Beck – e qui davvero ha rischiato di spezzarsi – New Adventures in Hi-Fi dei REM (il loro ultimo grande album), Yourself or Someone like you dei Matchbox Twenty, Everything must go dei Manic Street Preachers.
Ce ne sarebbero da citare ancora, in una vertigine infinita in cui rischiano di perdersi Car Button Cloth dei Lemonheads, Fairweather Johnson degli Hootie and the Blowfish, Recovering the satellites dei Counting Crows. Aenima dei Tools e Life is Peachy, secondo  disco dei Korn. E poi due grandi voci femminili come Shawn Colvin (A Few Small Repairs) e Tori Amos (Boys for Pele). E poi ancora l’esordio degli svedesi The Soundtrack of Our Lives, 1977 degli Ash, Three Snakes and One Charm dei Black Crows, Murder Ballads di Nick Cave. E via con l’esordio di Belle and Sebastian, Peace at Last dei Blue Nile, l’ultimo disco decente dei Cranberries (To the Faithful Departed) prima dell’oblio, Who can you trust dei Morcheeba e Moseley Shoals degli Ocean Colour Scene, Mercury Falling di Sting, Coming up degli Suede, Songs for a Blue Guitar dei Red House Painters, Copperopolis dei Grant Lee Buffalo, Walking Wounded degli Everything but Girl
E ancora e ancora fino a dimenticarsi davvero quei dieci lì che ha scelto il cuore, No Code dei Pearl Jam, Fuzzy Logic dei Super Furry Animals, Tidal di Fiona Apple, Beautiful Freak degli Eels, i Wallflowers, i dEUS, i Fun Lovin’ Criminals e davanti a tutti – ovviamente – K dei Kula Shaker, il capolavoro assoluto di un’annata incredibile.


I DIECI ALBUM MIGLIORI DEL 1996

  1. K – Kula Shaker
  2. Beautiful Freak – Eels
  3. No Code – Pearl Jam
  4. Tidal – Fiona Apple
  5. Fashion Nugget – Cake
  6. Bringing Down The Horse – The Wallflowers
  7. Come Find Yourself – Fun Lovin’ Criminals
  8. In a bar, under the sea – dEUS
  9. Fuzzy Logic – Super Furry Animals
  10. Down on the Upside – Soundgarden

 

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