[1998] Come back to what you know – Embrace

Arrivarono fuori tempo massimo. Il britpop aveva perso la sua spinta propulsiva. I Blur – con il loro disco omonimo del 1997 – stavano già pensando ad altro virando verso l’indie rock, gli Oasis avevano fatto uscire Be here now, tanto atteso quanto deludente. Il rock inglese aveva prodotto, grazie ai Radiohead, un disco clamoroso come Ok Computer. Insomma, le cose andavano da un’altra parte quando gli Embrace arrivarono da Leeds con il loro album d’esordo – The Good will out – e questo singolo qua. Finì che in quel meraviglioso modo irrazionale con cui le canzoni ci rimangono attaccate, Come back to what you know mi si appiccicò all’istante. Anche se ormai ascoltavo altro, anche se non approfondii per anni la conoscenza del gruppo. Quella canzone mi rimase appunto attaccata, al punto che non solo le cassettine di allora ma anche quelle fatte a distanza di tempo finivano per prevederla in scaletta. Anche inconsciamente, alla fine uno spazio per questa c’è stato spesso. Ancora oggi mi capitano fra le mani cd di cui ignoro il contenuto, anonimi, li metto su e ad un certo punto parte questo pezzo. Come back to what you knowboring, la definirebbe l’amico mio – è una canzone semplicemente perfetta. Perfetta sotto la doccia e in auto, perfetta la mattina da avere in testa appena svegli. Perfetta perché poco impegnativa, per nulla pretenziosa. Boring, ripeterebbe il mio amico. Con quel drumming così uguale a tutte le ballate britpop, quelle frasi di chitarrina facili facili, quel tamburello e quegli archi. Quella melodia appiccicosa. Quando anni dopo comprai The Good will out e la raccolta Fireworks scoprii che Come back to what you know non era un episodio casuale, gli Embrace hanno proprio un tocco incredibile per la ballata facile e appiccicosa, hanno il tocco magico per i singalong irresistibili.
E lo so che è una debolezza, lo so. Ma per questa band anche un po’ sfigata – che se fosse uscita solo un anno o due prima avrebbe fatto magari il botto e invece si è ritrovata schiacciata fra la morte degli Oasis e l’esplosione dei Coldplay – mi sa che provo un po’ di affetto.

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