Cinque dischi di Fabrizio De André

1970 – La Buona Novella
Il ’68, le lotte studentesche, la strategia della tensione inaugurata l’anno prima con la strage di Piazza Fontana. E per il suo quarto disco De André racconta la vita di Cristo con una rilettura dei Vangeli apocrifi. “Un’allegoria”, secondo l’autore, le istanze migliori del ’68 raccontate attraverso quelle portate avanti da Cristo. In un certo senso, è l’esplosione di un discorso accennato con Si chiamava Gesù, contenuta nell’album d’esordio. Il disco è un capolavoro, un salto di qualità notevole rispetto alle opere precedenti e l’inizio della collaborazione con Mauro Pagani e con I Quelli, il gruppo che sarebbe diventata la PFM.

1971 – Non al denaro non all’amore né al cielo
Altro concept album, stavolta ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Arrangiato da Nicola Piovani e scritto con Giuseppe Bentivoglio. Personaggi meravigliosi, una serie di versi ormai storici e loro malgrado citati, usati, abusati. Invecchiato benissimo, meglio del successivo Storia di un impiegato, scritto anche questo con Bentivoglio.

1978 – Rimini
Dal 1978 De André passa alla Ricordi e incrementa le grandi collaborazioni (PFM, Mauro Pagani, Fossati) che segneranno tutte le sue successive opere allontanandolo sempre di più dagli chansonniers francesi come Brassens, spingendolo verso un percorso più “americano” iniziato già con Francesco De Gregori nel precedente album. Per cominciare, scrive l’album Rimini con Massimo Bubola.

1981 – Fabrizio De André
A questo punto, lo so, ci doveva forse essere Crêuza de mä. O magari anche Le Nuvole. Può essere. Ma Fabrizio De André – il disco dell’Indiano, scritto con Massimo Bubola – è profumo di Sardegna, è Quello che non ho, è stata la porta attraverso la quale sono entrato nel mondo di De André. Ha deciso il cuore, insomma.

1996 – Anime Salve
L’evoluzione della collaborazione con Ivano Fossati, cominciata già con Le Nuvole nel 1990. Una sorta di testamento, con dentro Genova, la Sardegna e tutti i temi di Faber. Musicalmente forse il disco più bello. E poi la morte, tre anni dopo, che a risentirlo oggi ogni traccia è una nostalgia e un rimpianto di quello che ci siamo persi. E Smisurata preghiera.

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