Sedici canzoni di Daniele Silvestri

Daniele Silvestri è stato per anni praticamente uno di casa. Era il 1995 quando si presentò al Festival di Sanremo, categoria “Giovani”, per cantare L’uomo col megafono. Aspettavo quell’esibizione perché avevo letto su un giornale che questo cantante romano era appassionato dei Beatles. Hai visto mai. Fece questa cosa con le parole della canzone sui cartelli, come Bob Dylan e John Lennon e Yoko Ono prima di lui. Booom. Non “booom” in assoluto, “booom” per me. Avevo trovato il mio cantautore preferito. Negli anni successivi Silvestri l’ho ascoltato, cantato, vissuto come nessun altro. Le sue canzoni parlavano di me e bla bla bla, cose così. Poi, praticamente all’improvviso, ho smesso. Un po’ perché le sue canzoni avevano parlato troppo di me, un po’ perché mi sembrava avesse perso il fuoco sacro, un po’ per La paranza. Per tutto questo, dopo Unò-Duè, ho smesso, ci siamo separati. L’ho seguito da lontano, però, e resta fermo che le volte in cui non si è appiattito nella macchiettistica rappresentazione del cantante riflessivo e di sinistra – lui che esordì cantando che lo slogan è fascista di natura non ha certo disdegnato di cantarne in ogni suo disco – ha continuato a scrivere cose notevoli. Perché con le parole è quasi imbattibile e perché a fianco ha sempre avuto musicisti di livello e i suoi dischi hanno sempre dei suoni bellissimi.

Nell’album d’esordio del 1994 funziona già praticamente tutto. Ottima la band con Faso e Cesareo, basso e chitarra di Elio. A distanza di anni, Datemi un benzinaio è invecchiata meglio di Voglia di gridare e Mi fido poco resta un gioiellino.

Un anno dopo, Prima di essere un uomo alza il livello di un bel po’. Difficile scegliere i pezzi migliori, difficile lasciar fuori il pezzo che dà il titolo al disco. Il cuore mi dice che L’uomo col megafono e Le cose in comune non possono restare fuori dalla lista. Il tiro di Sì, no…non so e la seconda versione de L’Y10 bordeaux nemmeno.



Il dado è il disco più ambizioso. Disco doppio a soli due anni dall’esordio e un anno dopo la seconda prova. Non si può dire che Silvestri mancasse di creatività e idee. E qui dentro poi c’è tutto. Forse troppo? Forse, ma allora non sembrava. Hold me e Strade di Francia sono scelte banali, ovvie, scontate. Ma questo è comunque disco che vale più per il pacchetto completo che per i singoli episodi.

Sig. Dapatas ha dei suoni meravigliosi, in qualche modo è meno sorprendente dei lavori precedenti eppure contiene alcuni pezzi incredibili. Oltre ad Aria, portata quell’anno a Sanremo, meritano soprattutto Insieme e Sono io.

Con Salirò Silvestri diventa più pop, tutti lo cantano e lo ballano. Unò-duè è un buon lavoro con dentro molte cose discrete e pochi veri lampi. Uno di questi è proprio Salirò, che adesso che non si sente più ovunque è di nuovo apprezzabile. E poi c’è la meravigliosa canzone che chiude il disco, Di padre in figlio.

Nel 2007 esce Il latitante. Non erano mai passati cinque anni tra un disco e l’altro e già questo è sospetto. Nonostante questo, Sulle rive dell’Arrone e Io fortunatamente sono notevoli, ma La paranza è davvero imperdonabile.

S.C.O.T.C.H. è un disco pieno di cose. Pieno di canzoni, di collaborazioni, di idee diverse. Ecco, anche troppo pieno. I momenti più alti sono Sornione con Niccolò Fabi e Acqua che scorre con Diego Mancino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...