Dieci canzoni di Bruce Springsteen

Bruce Springsteen non è mai stato “mio”, eppure in qualche modo è sempre stato fra i miei ascolti, defilato. Quando con mio cugino ascoltavamo hard rock ed heavy metal a quasi ogni ora del giorno, fra Guns n’ Roses, Skid Row e Deep Purple c’era abbastanza inspiegabilmente posto anche per le cassette di Human Touch e Lucky Town, forse Tunnel of Love, non ricordo. Poi uscì Philadelphia, il film, e anche se preferivo di gran lunga la canzone di Neil Young, il Greatest Hits che conteneva Streets of Philadelphia, ma soprattutto Murder Incorporated, l’ho consumato. Grazie a cari amici che lo idolatravano ho ripercorso a ritroso la sua carriera fino a scoprire, tardi, dischi come Born to run e Darkness of the edge of town, il mio preferito, ma alla fine non è mai scoppiato un amore incondizionato. Troppo carico, troppo sopra le righe, forse, per le mie orecchie abituate al rock inglese. Poi i dischi degli anni Duemila, con quelle produzioni ipertrofiche, e ovviamente il fatto di non averlo mai visto dal vivo hanno fatto il resto. Il mio rapporto con il Boss si è mantenuto così, rispettoso, tiepido. Tiepido. Ma queste dieci canzoni sono un’eccezione, qui tiepido non esiste più.


Spirit in the night (Greetings From Asbury Park, N.J. – 1973)
Uno Springsteen atipico, che sembra Van Morrison, che suona tutto tranne la batteria e, ovviamente, il sax: per quello c’è Clarence Clemons.
I said, “I’m hurt.” She said, “Honey let me heal it”
and we danced all night to a soul fairy band
and she kissed me just right like only a lonely angel can
she felt so nice, just as soft as a spirit in the night

Backstreets (Born to run – 1975)
L’intro di Roy Bittan – pianoforte e organo – è fra le cose più belle, più emozionanti che si possano trovare e non solo su un disco di Springsteen. Poi c’è il resto. E il resto è un brano monumentale. L’ambiguità di Terry, uomo o donna, amica, amante? Storia d’amore o d’amicizia virile? Da queste parti, ovviamente, si è sempre scelta la seconda ipotesi, amico.
Hiding on the backstreets
where we swore forever friends
On the backstreets until the end

Racing in the street (Darkness in the edge of town – 1978)
Darkness on the edge of town è il suo disco perfetto. Racing in the street è il pezzo perfetto nel disco perfetto, merito soprattutto del piano di Danny Federici.

Atlantic City (Nebraska – 1982)
Quando ho conosciuto Atlantic City non avevo idea del tipo di disco in cui era infilata. Nebraska non è nelle mie corde, lo confesso, ma questa resta una delle mie preferite.
Everything dies, baby, that’s a fact, but maybe everything that dies someday comes back

I’m on fire (Born in the USA – 1984)
Non ce la faccio a non pensare alla scena di Palombella Rossa, è davvero più forte di me. Ma il pezzo meriterebbe comunque, intendiamoci, per quell’andamento, quell’atmosfera e I got a bad desire oh oh oh I’m on fire. Va beh.

Tougher than the rest (Tunnel of Love – 1987)
Grandissima love song. Era il 1987, la E Street Band suonava in ordine sparso (qui solo Federici e Weinberg), Springsteen stava rompendo con la prima moglie e iniziava la relazione con Patti Scialfa. Pezzo enorme.

Human Touch (Human Touch – 1992)
Nel 1992 Springsteen tira fuori due album contemporaneamente. Human Touch e Lucky Town, registrati con due formazioni diverse e diversi fra loro. Dei due, Human Touch è quello che viene accolto peggio. Eppure non essendo un duro e puro del Boss posso tranquillamente dare il mio voto a questo disco e a questa title-track.

Murder Incorporated (Greatest Hits – 1995)
Pezzaccio incredibile che ci si chiede come sia stato possibile tenerlo fuori da Born in the USA, per il quale era stata pensata e registrata. Remixata per essere inserita nella raccolta del ’95. Per girare il video torna dopo 7 anni la E Street Band.

The ghost of Tom Joad (The ghost of Tom Joad – 1995)
Fino a quel momento, di Furore avevo visto solo il film con Henry Fonda. Da allora, per vent’anni, Tom Joad fu quello cantato da Springsteen. Finché, finalmente non è arrivato il Tom Joad originale, quello di Steinbeck.
Mom, wherever there’s a cop beating a guy
Wherever a hungry newborn baby cries
Where there’s a fight against the blood and hatred in the air
Look for me, Mom, I’ll be there
E poi c’è quel momento bellissimo e struggente in cui  the highway is alive tonight but nobody’s kiddin’ nobody about where it goes.
E’ bellissima anche la versione elettrica con Tom Morello, pubblicata su High Hopes nel 2014.

Lonesome day (The Rising – 2002)
Il ritorno della E Street Band – primo disco in 18 anni – restituisce uno Springsteen al massimo delle potenzialità. L’11 settembre scorre fra le canzoni di tutto l’album, a partire da questa traccia di apertura, che dopo il conteggio e il colpo di rullante che sembra uno sparo diventa esaltante come spesso in passato Springsteen aveva saputo essere. Sfortunatamente momenti come questo saranno molto rari da qui in poi, ma se cercandoli ci si perde, delusi, si può sempre tornare a Lonesome Day.
That taste on your tongue don’t easily slip away
let kingdom come
I’m gonna find my way
through this lonesome day

 

 

 

 

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