E’ morto George Martin

E’ morto George Martin, compositore e produttore discografico. Aveva 90 anni, era stato il produttore dei Beatles, soprattutto. E fra tutti quelli a cui è stato dato l’appellativo di “quinto Beatle” lui era sicuramente il più meritevole. Non fu solamente il primo, dopo il manager Brian Epstein, a credere nel talento di quei quattro. Fu colui che permise a quel talento di esplodere. Nonostante la differenza d’età – aveva 14 anni in più di Lennon e Ringo Starr, i più “vecchi” fra i Beatles – d’estrazione sociale, di background musicale – la sua formazione era classica, certo non paragonabile a quella dei quattro Beatles George Martin rimase affascinato dall’alchimia del gruppo, ne intuì il potenziale, fece mandare via il vecchio batterista Pete Best e decise di metterli sotto contratto e di lavorare con loro. Fu la fortuna dei Beatles, chiaramente, e anche la sua. George Martin fu per i Beatles una sorta di traduttore. Lennon e McCartney non sapevano nemmeno leggere la musica, Lennon faceva richieste tipo voglio che la mia voce sia come quella del Dalai Lama più migliaia di monaci tibetani salmodianti sulla vetta di una montagna e George Martin doveva trovare un trucco, un espediente, un modo per accontentarlo. Loro avevano il talento, lo spunto geniale, lui aveva le conoscenze, sapeva come realizzare quello spunto. George Martin era Mr Wolf, risolveva problemi e rese grandi i Beatles. Non era lui a scrivere le canzoni, certo, ma se She loves you non attaccasse col ritornello, con i tre She loves you yeah yeah yeah urlati, beh, non sarebbe la stessa cosa. Ecco, quella fu una sua idea. E l’assolo di pianoforte di In my life, che proprio lui suonò lento per poi accelerarlo per assomigliare a un clavicembalo, anche quella un’idea di Martin. E poi le partiture d’archi per Yesterday e Eleanor Rigby, tutto il lavoro su I am the Walrus e, ovviamente, Sgt. Pepper e mille altre idee, invenzioni, soprattutto soluzioni. Per capire, basta guardare qualche video di quelli girati per la Anthology a metà degli anni 90, con George Martin che spiegava cosa aveva trovato nei nastri conservati ad Abbey Road, che spiegava quello che avevano fatto, lui e i Beatles, nello Studio 2 di Abbey Road. E’ certo che senza di lui non avremmo mai avuto i Beatles, sicuramente non per come li conosciamo. Ed è altrettanto certo il contrario, senza i Beatles non avremmo avuto George Martin, dal momento che gli America non apparvero più geniali o talentuosi nei dischi prodotti da lui.

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