Dieci canzoni di Ivano Fossati (più tre bonus)

Fossati

Dal rock al progressive, autore per se stesso e per gli altri, le altre soprattutto, insieme a Lucio Dalla il cantautore italiano più eclettico. Quarant’anni di carriera, l’unico che è riuscito a dire basta e a smettere, prima che la creatività se ne andasse, prima di diventare superfluo (e anche prima di morire). Ivano Fossati è uno dei grandi perché è riuscito a fare tutto e a farlo bene. Con i Delirium, con Oscar Prudente, da solo o con Fabrizio De Andrè. Il più bravo di tutti, forse, a interpretare il pensiero femminile, a scrivere per le donne. Mia Martini, Loredana Bertè, Fiorella Mannoia, Anna Oxa, Patty Pravo hanno tutte trasformato in classici alcune sue canzoni. Cantautore adulto per adulti. E lo so, a questa lista mancano La musica che gira intorno, …e di nuovo cambio casa e La costruzione di un amore. Ma questo per dire quanto grande è Ivano Fossati.


La mia banda suona il rock (La mia banda suona il rock, 1979)

Mi sa che lui la odia ed è una cosa incomprensibile. Per la chitarra funky, per la mia banda suona il rock ed è un’eterna partenza. Ah e poi diventerà la canzone di Volevamo essere gli U2.

Di tanto amore (La mia banda suona il rock, 1979)

Presto dov’è la mia faccia più dura, che non veda che ho paura.

Una notte in Italia (700 giorni, 1986)

La versione dal vivo del 1993 è anche meglio. Canzone incredibile, forse la sua migliore, una delle migliori di sempre nella storia della musica italiana.

Questi posti davanti al mare (La pianta del tè, 1988)

Genovese, qualcosa su cos’è il mare, su cosa fa il mare alle città e alle persone, Fossati la sa. Incidentalmente, in questo pezzo oltre a Fossati ci sono anche De Andrè e De Gregori. Mica poco.
con questi cieli sopra il mare
fin da Pavia si pensa al mare
fin da Alessandria si sente il mare
dietro un curva improvvisamente
il mare

Italiani d’Argentina (Discanto, 1990)

La distanza è atlantica
la memoria cattiva e vicina
e nessun tango mai più
ci piacerà
Fossati ha scritto le due più belle canzoni italiane sul tema migranti. Qui, su quando i migranti eravamo noi. E poi due anni dopo, Mio fratello che guardi il mondo.

La canzone popolare (Lindbergh, 1992)

Forse l’unico errore commesso in una lunga carriera, regalare un pezzo così bello a Prodi per l’Ulivo. Se n’è pentito infatti.

Mio fratello che guardi il mondo (Lindbergh, 1992)

Se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà

Naviganti (Dal vivo volume 1, 1993)

basta un filo di vento
per venirci a guidare
perché siamo naviganti
senza navigare mai

Carte da decifrare (Dal vivo volume 2, 1993)

La sua più bella canzone d’amore o comunque una delle due, tre.

C’è tempo (Lampo viaggiatore, 2003)

Poi va beh, gli ultimi dischi non erano granché, ma questa basta per giustificarli tutti.


 

Pensiero stupendo (Patty Pravo, 1977)

E non finisce mica il cielo (Mia Martini, 1982)

I treni a vapore (Fiorella Mannoia, 1992)

 

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