Undici canzoni di Jimi Hendrix

Il decennio aperto dalla profezia di Dick Rowe – produttore della Decca, disse che i gruppi con la chitarra non avevano futuro – si chiude con la nascita dei primi guitar heroes. Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page, Duane Allman. E ovviamente Jimi Hendrix, che dopo essersi sbattuto per qualche anno a fare il turnista per tirare su qualche soldo – Isley Brothers, Little Richard – incontra l’uomo che gli cambia la carriera. Chas Chandler – bassista degli Animals ormai deciso a lasciare il gruppo per fare il produttore – è in cerca di un talento da lanciare. Va a sentire Jimi Hendrix, se ne innamora quando lo sente suonare Hey Joe, gli fa firmare un contratto e se lo porta in Inghilterra, perché lì conosce le persone giuste, Londra è casa sua. L’idea di Jimi e di Chandler è quella di mettere su un power trio, strumenti essenziali – chitarra, basso e batteria – e grande impatto sonoro, un po’ sul modello dei Cream di Eric Clapton, che Jimi Hendrix apprezza e spera di conoscere (diventeranno amici e la stima sarà reciproca). Dietro alla batteria si siede Mitch Mitchell, un passato nella band di Georgie Fame. Al basso Noel Redding, che in realtà è un chitarrista e al quale Chandler darà all’inizio un bel po’ di consigli. Nasce la Jimi Hendrix Experience, tre dischi in due anni e un’accelerazione improvvisa nell’evoluzione del ruolo della chitarra nel rock. L’uso della distorsione, del wah wah (Voodoo Chile), del feedback (Foxy Lady) hanno lasciato un’impronta pazzesca in tutti i chitarristi, a partire dagli stessi contemporanei di Jimi Hendrix. L’heavy metal è nato da queste parti. E viene da chiedersi cosa avrebbe potuto fare, cosa avrebbe suonato Jimi Hendrix se non fosse morto nel settembre del 1970. Se già da subito la Jimi Hendrix Experience mostra una grande varietà d’approccio (dall’hard rock di Purple Haze a ballate come Little Wing e The Wind cries Mary) a partire da Electric Ladyland – e ascoltando la miriade di dischi postumi, in particolare The Cry of Love, che sarebbe stato probabilmente il suo nuovo album – il suono si fa più ricco (basta ascoltare 1983… cos’è? fusion, space rock?), al trio base della Experience si affiancano Al Kooper e Steve Winwood (piano e organo) e percussioni, altre chitarre, flauti. Come sarebbe stato HELP, il progetto di un supergruppo con Hendrix, Emerson, Lake e Palmer. Come sarebbe stato sentirlo con Miles Davis, Tony Williams e Paul McCartney? E per tutti gli anni Settanta cosa avrebbe fatto uno come Hendrix, di fronte al punk e alla new wave, al funky e alla discomusic? Non lo sapremo, ovviamente, mai. Tanto vale riascoltarsi quello che già c’è in quei tre fondamentali dischi.


Hey Joe

Purple Haze

Foxy Lady

Fire

The wind cries Mary

Little Wing

If 6 was 9

Crosstown Traffic

Long Hot Summer Night

1983… (A Merman I Should Turn to Be)

Voodoo Child (Slight Return)

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