[1988] Man in the mirror – Michael Jackson

Michael Jackson era per me un tempo come il Milan di Sacchi e le pellicce Annabella. Non sono milanista quindi è chiaro in che senso lo scrivo. Era gli anni 80, era i balletti che non capivo, lui che diventava sempre più bianco e finiva sui giornali per le ragioni sempre più assurde e sbagliate e incomprensibili e, a volte, terribili. Non ce la potevo fare, davvero. Quindi ci sono arrivato partendo dalla Motown, al vero Michael Jackson. Ho fatto il giro largo ed è passando da lì che ho capito qualcosa di quanto è stato grande. Molto ha fatto Man in the mirror, un pezzo che spiega bene come Michael Jackson portò davvero il pop su un altro livello. Un livello irraggiungibile per tutti gli altri, che non disponevano (e non dispongono) del suo talento e di Quincy Jones. Man in the mirror l’aveva scritta Glen Ballard (uno che metterà la sua firma su Jagged Little Pill di Alanis Morissette) con Siedah Garrett, ma di Jackson è diventata una specie di manifesto, per il testo e per quel titolo evocativo, che sembrava tanto autobiografico. E’ un brano fantastico, grazie ai suoni di Quincy Jones, e l’interpretazione di Michael Jackson è struggente, commovente anche dopo decine di ascolti.

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