Burn the Witch, la nuova canzone dei Radiohead

Parlando di gente viva e ancora in attività – attività vera, reale, creativa, i Rolling Stones sono ovviamente fuori gioco per dire – i Radiohead sono il gruppo che amo davvero, quello per cui massimamente ha ancora senso attendere una nuova uscita, una nuova canzone, un nuovo disco. Questa cosa se la sono meritata negli anni. The Bends, Ok Computer, Kid A, In Rainbows. 1995, 1997, 2000, 2007. Quattro dischi incredibili, fondamentali in quattro modi diversi fra loro. Quattro dischi su otto totali, e Amnesiac che era in realtà una specie di secondo volume di Kid A, dicono molto sul perché valga la pena aspettare e soprattutto aspettarsi molto.
Poi ci sono loro, i Radiohead, che ci aggiungono il carico col marketing. Stavolta, dopo aver fatto annusare la notizia di un nuovo disco praticamente per tutto il 2015 e aver pubblicato improvvisamente una nuova canzone a Natale, a un certo punto hanno mandato ai fan una cartolina che diceva Burn the Witch, e poi sono spariti dal web, hanno cancellato tutto, dato una passata di bianco alle loro pagine sui social. E mentre cominciavano i commenti sul significato più vero e profondo di questa mossa intellettualmente potentissima (mah) ecco comparire un uccellino di pongo tipo Pingu che cinguetta per qualche secondo. Ciò che per un po’ era stato bianco ha cominciato a ricolorarsi d’attesa, un teaser, due teaser e booom: un nuovo pezzo, Burn the witch.
Io li amo i Radiohead, non sarà un The King of limbs a farmi ricredere, perché lo so che sono sempre gli stessi Radiohead che hanno fatto quei quattro dischi lì, che per un The King of limbs c’è un In Rainbows, senza scomodare Ok Computer e Kid A. Io lo so e li amo sempre. Ma vedete, Radiohead e voi tutti, se fate sto marketing qui poi dev’esserci dietro qualcosa di grosso, qualcosa da Radiohead, che mica mi ascolto l’hype io.
E allora com’è Burn the Witch? E’ bella, cresce con l’ascolto, ci sono gli archi, suona meglio di The King of limbs, è una canzone dei Radiohead, non sembra inutilmente pretenziosa, se si riesce a dimenticare tutta la montatura che l’ha preceduta. E’ abbastanza? “Tutto ciò che viene annunciato, in questo brano, alla fine non accade” ha scritto un amico. Questo brano è un trailer di quattro minuti di un disco che somiglierà o non somiglierà a questa canzone, Burn the Witch in questo senso è riuscitissima, sospesa com’è fra quel che potrebbe essere e quello che effettivamente è. La verità è che per capire se sarà abbastanza bisogna – sai la novità – aspettare ancora, aspettare il disco intero, capire cosa ci sarà prima, dopo e tutt’intorno a Burn the Witch. Bisogna aspettare per scoprire se i Radiohead sono ancora in grado – 19 anni dopo Ok Computer, 16 anni dopo Kid A – di essere rivoluzionari. Che poi è quello che si chiede loro, un po’ perché è (stata?) la loro natura, un po’ perché ci marciano, un po’ perché vederli fare la fine dei Pearl Jam sarebbe la cosa più triste. Burn the Witch è bella, cresce con l’ascolto, quegli archi. Non siate solo hype, vi prego.

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