Sedici canzoni dei Creedence Clearwater Revival

John Fogerty è il meno carismatico fra i musicisti

Lester Bangs

Dovevano essere dieci canzoni, poi dodici. Ma ne avevo scelto già sedici, allora ho pensato quindici, ma poi come si fa a cancellare davvero I put a spell on you?e allora sono sedici. Ecco come va con i Creedence Clearwater Revival. I CCR sono quel gruppo di cui non è possibile scegliere un sottoinsieme di canzoni: bisogna prenderle tutte in blocco.

Fecero dischi per cinque anni, ne fecero sette, perché John Fogerty scriveva canzoni una dietro l’altra, come posseduto da una creatività folle e urgente. Scriveva canzoni fuori moda e fuori moda erano i Creedence:anche i loro vestiti, le loro camicie, i loro maglioni erano fuori moda.
Le canzoni. Nell’epoca dei Pink FLoyd di Syd Barrett, dei Jefferson Airplane, dei Grateful Dead e dei Doors, John Fogerty tornava alle radici, al rock and roll. E mentre ormai il rock, dopo Sgt. Pepper e Pet Sounds, aveva scoperto l’album, da concepire come opera unitaria e non come insieme di canzoni, Fogerty riscopriva i singoli. Solo che lui con i singoli riempiva i dischi. Sette, appunto, in cinque anni. Omonimo il primo, nel 1968, con due cover a indicare una strada. E se Suzie Q mostrava anche il loro lato psichedelico, quasi Grateful Dead, il pezzo forte era I put a spell on you di Screaming Jay Hawkins.

I put a spell on you (Creedence Clearwater Revival, 1968)

 

Il 1969 è l’anno in cui i Creedence diventano i migliori, come dirà Bruce Springsteen. Tre dischi – Bayou Country, Green River, Willy and the poor boys – singoli di successo uno dietro l’altro, immediati, freschi, perfetti. Jon Fogerty sembra aver scoperto una formula magica e non ha paura di usarla. Proud Mary è la prima grande hit. Poi il suono paludoso di Born on the Bayou, i riff di Green river e Bad moon rising, fino a Willy and the poor boys, che si apre con la freschezza di Down on the corner, si chiude con l’epica Effigy e in mezzo contiene il capolavoro antimilitarista Fortunate son.

Born on the Bayou (Bayou Country, 1969)

Proud Mary (Bayou Country, 1969)

Green river (Green River, 1969)

Down on the corner (Willy and the poor boys, 1969)

Fortunate son (Willy and the poor boys, 1969)

Effigy (Willy and the poor boys, 1969)

 

Poteva anche finire qui e invece no. Il meglio, in qualche modo, doveva arrivare. Il 1970 è l’anno di Cosmo’s Factory, il disco capolavoro, il disco di culto, con quel titolo che rimanda al batterista, Doug “Cosmo” Clifford e dentro grandi classici come Run through the jungle e Who’ll stop the rain, fresco country rock come Lookin’ out my back door, ballate soul come Long as I can see the light e l’immensa (in tutti i sensi) cover di Marvin Gaye I heard it through the grapevine. Per un altro gruppo sarebbe stato abbastanza, ma John Fogerty aveva ancora materiale per un altro disco e a dicembre ecco Pendulum, altra raccolta di classici: il rock di Pagan Baby, la ballata It’s just a thought e, naturalmente, Have you ever seen the rain?

Lookin’ out mt back door (Cosmo’s Factory, 1970)

Run through the jungle (Cosmo’s Factory, 1970)

Who’ll stop the rain (Cosmo’s Factory, 1970)

I heard it through the grapevine (Cosmo’s Factory, 1970)

Long as I can see the light (Cosmo’s Factory, 1970)

Pagan baby (Pendulum, 1970)

Have you ever seen the rain? (Pendulum, 1970)

It’s just a thought (Pendulum, 1970)

Poi si rompe qualcosa, si rompe tutto. John Fogerty scrive, canta, arrangia, suona la chitarra solista ma anche il sax e le tastiere, dirige, vuole che la batteria e il basso suonino come li ha in testa lui. E’ leader e manager, sovrasta tutto e tutti. I Creedence sono la John Fogerty Band e al fratello Tom questo non piace. Manda tutti a fanculo e se ne va (la sua carriera solista è dimenticata e dimenticabile). Gli altri restano ma vogliono più spazio. Il risultato, Mardi Gras, è deludente. L’addio peggiore che i Creedence Clearwater Revival potessero realizzare. Ma ancora una volta, anche negli spazi ridotti che la svolta democratica gli ha lasciato, John Fogerty mostra come lui non soffra nessuna crisi creativa. I momenti più alti, gli unici momenti alti, sono i suoi: Sweet Hitch-Hiker e Someday never comes.

Someday never comes (Mardi Gras, 1972)

 

1972. Ultimo disco e fine. La carriera solista di John Fogerty sarà interessante e con momenti di grande livello (l’omonimo disco del 1975 e, dieci anni dopo, Centerfield), ma sarà l’eredità lasciata dal suo lavoro coi Creedence il successo più grande. Lynyrd Skynyrd, Bruce Springsteen, Tom Petty, Wallflowers sono fra quelli che devono qualcosa al genio e al pathos working class di John Fogerty. E poi ci ha pensato il cinema a rendere immortali le canzoni dei Creedence Clearwater Revival. Drugo Lebowsky è un fan e i loro pezzi si ascoltano su classici come Apocalypse Now, Nato il quattro luglio, Il grande freddo, Forrest Gump, Un lupo mannaro americano a Londra.

Non erano la band più alla moda del momento. Erano la migliore.

Bruce Springsteen

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