Dieci cose notevoli della Beatles Anthology

Sono passati vent’anni dall’uscita dei tre cofanetti The Beatles Anthology. Il primo uscì nel 1995, il secondo nel 1996. Incisioni live, primi demo, versioni alternative di classici, interviste e qualche inedito (pochi, troppo pochi). Cose che già giravano nel circuito dei bootleg più due “nuove” canzoni, Free as a bird e Real love, messe su partendo da due provini di John Lennon. Roba da impallinati insomma. Ma con alcune cose, in assoluto, notevoli.


That’ll be the day/In spite of all the danger

I Beatles prima dei Beatles. Lennon, McCartney e Harrison quando erano ancora i Quarrymen. E’ la prima incisione nota dei tre insieme, un 78 giri con il classico di Buddy Holly e un brano di McCartney (Harrison figura come coautore per aver suonato l’assolo).

Il provino (fallito) per la Decca

Brian Epstein procurò ai Beatles la loro prima audizione per un’etichetta discografica. Il 1 gennaio del 1962 Lennon, McCartney, Harrison e Pete Best si ritrovarono negli studi della Decca e suonarono una quindicina di pezzi. L’estratto sull’Anthology comprende due brani di Leiber e StollerSearchin‘ e Three Cool Cats, cantata da George – lo standard jazz The Sheik of Araby (anche questa cantata da George) e due brani originali a firma Lennon/McCartney: Like dreamers do di Paul e Hello Little Girl di John.
Il produttore della Decca Dick Rowe diventerà famoso per essersi lasciato scappare i Beatles, ma ascoltando questo provino chi non l’avrebbe fatto?

Quello (riuscito) davanti a George Martin

Sei mesi dopo i Beatles ci riprovano, stavolta con la EMI. Negli studi di Abbey Road provano qualche pezzo, l’Anthology propone Besame Mucho e Love me do. Il provino non è molto meglio rispetto a quello per la Decca ma George Martin, a differenza di Rowe, vede qualcosa nei quattro. Anzi, nei tre. Li mette sotto contratto, a patto che allontanino Pete Best. Detto, fatto. Abbey Road diventerà la seconda casa dei Beatles, la scommessa di George Martin si potrà dire riuscita.

All my loving all’Ed Sullivan Show

All’inizio del 1964 i Beatles sono già i Beatles. La Beatlemania è già una realtà solida ma è affare del Regno Unito. Il 1 febbraio I want to hold your hand arriva al numero 1 negli Stati Uniti. Il 9 dello stesso mese i Beatles si esibiscono all’Ed Sullivan Show. Suonano Till there was you,  She loves you, I saw her standing there, I want to hold your hand, ma cominciano con All my loving, l’unica presente sull’Anthology. Close your eyes and I’ll kiss you, urla assordanti, inizia la British Invasion.

I’m looking through you

E’ difficile trovare versioni alternative di canzoni dei Beatles all’altezza di quelle pubblicate. In fondo anche questa è la grandezza dei Beatles (e di George Martin). Le eccezioni sono pochissime, una di queste è I’m looking through you. L’intro con maracas e battimano la farebbe quasi preferire alla versione definitiva che però ha in più un bel bridge.

La genesi di Strawberry Fields Forever

Riassunto in tre parti della nascita di uno dei più grandi brani dei Beatles (e non solo). Dal demo alla versione (quasi) definitiva. Il genio di Lennon, dei Beatles e di George Martin all’opera.

While my guitar gently weeps

Prima che intervenisse Eric Clapton, prima che intervenissero tutti, While my guitar gently weeps era questa, soltanto George, una chitarra acustica e un harmonium sovrainciso.

Happiness is a warm gun, All things must pass e le altre: come nascevano le canzoni dei Beatles

Per beatlesiani e non, una parte interessante è quella che comprende i demo registrati dai singoli autori, giusto per togliersi lo sfizio di “essere presenti” al momento della nascita di classici e capolavori. Di questa categoria fa parte anche All things must pass di George Harrison, che non venne utilizzata dai Beatles e finì sul primo disco solista di George: ed era già bella allora.

Come and get it

La scrisse McCartney e la diede ai Badfingers, che erano stati scritturati dalla Apple. Gliela diede pronta, incidendo un provino in cui suonava tutte le parti e che è sostanzialmente identico a quella che sarà la versione finale pubblicata dai Badfingers.

The long and winding road e altre storie tese

Al momento dell’uscita dell’Anthology, Let it be Naked non c’era ancora, quindi questa fu la prima volta in cui si ebbe la possibilità – almeno su una pubblicazione ufficiale – di ascoltare The long and winding road come era stata pensata da Paul McCartney, prima dell’intervento di Phil Spector, che arricchì il brano – senza l’autorizzazione dell’autore – di una sontuosa traccia orchestrale. McCartney ha rosicato per decenni, in realtà la sua versione è affascinante e ovviamente bellissima, ma Phil Spector non l’ha rovinata come racconta Paul.
Ci sono altre cose interessanti provenienti dalle “Get Back Sessions” che daranno poi vita all’ultimo disco pubblicato dai Beatles. In particolare qualche versione alternativa e John che, prima di suonare Let it be, chiede irrispettosamente a McCartney se è previsto si mettano a ridacchiare durante l’assolo.

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