[1966] Revolver – The Beatles

revolver cover abumQuesta di Revolver è una storia che comincia dalla fine. Perché la prima traccia che i Beatles registrano per il loro settimo album – settimo in quattro anni – è quella che finirà col chiudere il disco. E’ aprile, i Beatles si sono presi qualche mese di vacanza dopo l’ennesimo tour – ed è già un evento, questa vacanza – e tornano in studio per dare un seguito a Rubber Soul. La prima traccia su cui cominciano a lavorare è Tomorrow never knows e rispetto a Rubber Soul, rispetto a quello che hanno fatto i Beatles fino a quel momento, rispetto a quello che chiunque ha fatto e sta facendo in quegli anni, sembra provenire da un’altra epoca: dal futuro, in qualche modo.

7 aprile
Il giorno prima Ringo aveva registrato la sua ipnotica parte di batteria, ora i Beatles mettono insieme l’elemento cruciale del pezzo: i tape-loops preparati per fare da tappeto sonoro alla “voce del Dalai Lama sulla vetta di una montagna” – questa fu la richiesta fatta da Lennon a George Martin per la sua traccia vocale – che canta lo stream of consciousness ispirato al Libro Tibetano dei Morti. La canzone, in questo momento, si chiama ancora Mark I, Lennon prima pensa di intitolarla The Void, alla fine la spunta Tomorrow never knows, una delle “perle” involontarie di Ringo.

11 aprile
George Harrison comincia a lavorare sul pezzo che diventerà Love you to – titolo provvisorio: Granny Smith – e dopo aver registrato una base con sitar e chitarra fa chiamare Anil Bhagwat, musicista indiano, per la parte di tabla. Dopo il primo, storico, ma tutto sommato timido, tentativo fatto con Norwegian Wood, Love you to porta la fascinazione indiana di George Harrison a un livello superiore: nasce da queste parti la World Music.

17 aprile
Dopo tre giorni passati a incidere le canzoni che finiranno sul singolo dalla doppia facciata A Paperback Writer/Rain – canzoni che non finiranno sull’album – il gruppo ricomincia a lavorare sulla tracklist di Revolver registrando Doctor Robert. E’ uno dei pezzi più “facili” del disco, uno dei pochi senza giochini di studio, effetti sonori. E’ un bel pezzo però, ispirato a un dottore newyorkese che somministrava allucinogeni ad amici e clienti.

21 aprile
Taxman
parla del fatto che a George Harrison, spirituale e quiet quanto si vuole, ma pagare le tasse gli tirava il culo al punto da scriverci su un pezzo enorme. Un pezzo talmente bello che Lennon e McCartney si fanno da parte e gli regalano l’apertura del disco. Un pezzo bellissimo anche grazie a Paul: sua, ovviamente, la fenomenale linea di basso; suo l’assolo di chitarra. Il coretto è dedicato a Harold Wilson e Edward Heath, capo del governo laburista il primo, leader dell’opposizione conservatrice il secondo. Il conteggio viene sovrainciso dopo ed è un attacco perfetto per il disco.

26 aprile
Tra un capolavoro e l’altro c’è tempo per qualche riempitivo. And your bird can sing per Lennon è un pezzo buttato lì giusto per raggiungere il numero necessario di pezzi per il disco. Beh, saranno le chitarre, saranno le voci: non male per essere un riempitivo.

28 aprile
Eleanor Rigby
è un pezzo di Paul McCartney. Parla di morte e solitudine, nessuno dei Beatles ci suona (voce solista e cori a parte), è una canzone pop per un doppio quartetto d’archi che suona una partitura scritta da George Martin. Non si dovrebbe fare insomma, come non si doveva fare già al tempo di Yesterday. Eppure, come allora, più di allora, funziona.

5 maggio
La base di I’m only sleeping, scritta da Lennon, è praticamente pronta. Il 5 maggio viene aggiunto il tocco finale, l’assolo di chitarra. Non è un normale assolo di chitarra. L’idea è di inserirne uno suonato al rovescio. George Harrison trascrive al contrario le note dell’assolo che ha elaborato e successivamente lo suona e lo registra. Anzi, ne registra due, uno lo suona su una chitarra distorta, per poi sovrapporli e sovrainciderli alla base. Cervellotico, sublime.

18 maggio
Per dare un’idea della varietà stilistica di McCartney, basterebbero i sei pezzi scritti da lui per Revolver. Con Got to get you into my life esplora il sound Motown. Il 18 maggio arrivano negli studi di Abbey Road cinque musicisti esterni per registrare la prima sezione di ottoni comparsa su un disco dei Beatles. Diana Ross, Chicago e Earth, Wind and Fire ne faranno, non a caso, delle cover.

19 maggio
Ennesimo contributo esterno al disco, anche qui per un pezzo di Paul McCartney, che per il suo gioiellino For no one vorrebbe un corno francese perché l’ha sentito da qualche parte e siccome loro sono i Beatles, George Martin chiama Alan Civil, primo corno francese dell’Orchestra Philarmonia di Londra. Dal momento che i Beatles lavorano un po’ a modo loro e l’accordatura del pezzo è distorta dal vari-speed Alan Civil ci mette un po’ a sistemare le cose, poi fa il suo e lo fa alla grande.

1 giugno
In tutti i dischi dei Beatles c’è un pezzo per Ringo. Fino a quel momento, di solito bastava fargli fare una cover, su Revolver non ci sono cover, quindi McCartney scrive Yellow Submarine, una marcetta per bambini che diventa immediatamente un classico. A Abbey Road c’è un posto magico, uno sgabuzzino con un sacco di cianfrusaglie. Lì dentro – vado a memoria ma potrei sbagliare, nel caso chissenefrega – c’era il registratore di cassa che tempo dopo useranno i Pink Floyd per l’introduzione di Money, per dire. Insomma quel giorno lì, il 1 giugno, i Beatles, Brian Jones, Pattie Boyd, Marianne Faithfull e chissà chi altro entrano nello sgabuzzino, prendono praticamente tutto e completano Yellow Submarine.

2 giugno
I want to tell you è il terzo pezzo di George su un disco di 14 brani, viene portato a termine sostanzialmente in un’unica sessione serale di poche ore (secondo il tecnico Emerick il tempo per i pezzi di George era sempre limitato).

9 giugno
Good day sunshine è praticamente pronta dal giorno prima, manca solo una cosa ed è una delle cose più belle del pezzo: il piano honky-tonk di George Martin.

14 giugno
I Beatles erano fenomenali in molte cose, una di queste erano le armonie vocali a tre voci eseguite da Lennon, McCartney e Harrison sotto la supervisione di George Martin. Da questo punto di vista, uno dei loro pezzi migliori è Here, there and everywhere di Paul McCartney, una ballata elegante e abbastanza mielosa.

21 giugno
Nove ore per registrare l’ultimo brano da inserire in scaletta. Da un punto di vista musicale She said she said è uno dei pezzi più “facili” del disco. Un pezzo rock che i Beatles suonano nella formazione classica, senza orpelli. E’ interessante per il testo – figlio delle sperimentazioni con l’LSD da parte di Lennon insieme a Peter Fonda, che in una di queste occasioni gli racconta “what it’s like to be dead”) – ed è un pezzo figo nella sua semplicità.

Poco più di tre mesi vissuti molto creativamente, dentro Abbey Road, e Revolver è pronto. Il 5 agosto è nei negozi, un disco rivoluzionario, il massimo che abbiano fatto fino a quel momento. Potrebbero anche fermarsi e invece sembrano viaggiare su un piano inclinato. Il 29 dello stesso mese i Beatles suonano dal vivo per l’ultima volta. Poi si separano per un po’, Lennon va in Spagna a girare un film, il 24 novembre il gruppo è ancora una volta a lavoro su un pezzo nuovo, si chiama Strawberry Fields Forever. Non finirà sull’album, ma iniziano così le sessioni per Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, per un altro pezzo di storia.

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