Dieci dischi del 2016

2016 dischi top10Come al solito, qui non si fanno classifiche. Qui si elencano dischi di cui ci si innamora e se ne elencano dieci per farla breve. Il disco degli Okkervil River e quello dei Jayhawks mancano per questioni di spazio, quello dei Wilco perché non me ne sono innamorato.
Fuori dai dieci, prima dei dieci, metto un disco italiano: Una somma di piccole cose di Niccolò Fabi è un album meraviglioso.


Lo ammetto, prima di scoprire che la sigla di True Detective era loro non li conoscevo, adesso credo proprio di amarli, The Handsome Family, i coniugi Sparks.
Il loro ultimo disco, Unseen, si apre con questa Gold.

Cambiando completamente – completamente – genere, ma rimanendo in tema innamoramenti: Beyoncé. Lei è bravissima e bellissima, si sa. Ma che disco è Lemonade? Capolavoro.

Quando vennero fuori, nel 2009, avrei giurato che non avrebbero superato il secondo disco. E siccome il secondo disco, Ritual del 2011, era esattamente quello che mi aspettavo avrebbero pubblicato, questo mi sembrò una conferma della mia tesi. In fondo Editors e Interpol facevano già meglio quella roba derivativa dei Joy Division che i White Lies provavano a fare. Poi però il synth pop di Big Tv mi ha conquistato e con Friends di quest’anno si sono confermati.

Cinque anni dopo l’incredibile Let England Shake, The Hope Six Demolition Project, il nono disco di PJ Harvey conferma la più banale delle verità: PJ Harvey è la più grande e io la amo.

No, The King of Limbs non mi è mai piaciuto, non quando è uscito, non successivamente. Capita, glielo si perdona ai Radiohead, se per ogni The King of Limbs pubblicano un disco come A Moon Shaped Pool. Magari senza far passare cinque anni, ecco.

Non c’è forse ormai nessun altro artista di cui dopo ogni album non si senta subito l’urgenza di scoprire che strade percorrerà col successivo. Nessun altro come Bon Iver. Ma stavolta, dopo 22, A Million, anche solo immaginare un seguito è impossibile. Disco fantastico.

Da qui in poi sono affetto e nostalgia a prendere il sopravvento e anche se ci sono dischi che meriterebbero forse di più di stare in questa lista non me ne frega niente e ci metto quattro tipi a cui voglio bene.

Era da un po’ che Nick Cave mi lasciava un po’ così. Skeleton Tree, scritto dopo la morte del figlio, è bellissimo e struggente.

Sempre in terra di cantautori, ma di tutt’altri suoni, l’ottavo disco solista di Grant-Lee Phillips occupa in questa lista l’ormai classica casellina springsteeniani meglio di Springsteen. Ottimo lavoro The Narrows.

Venti anni fa pubblicavano K, il loro disco perfetto. E’ stata anche la loro condanna, dopo si sono persi, inseguendo faticosamente l’idea di se stessi che quel disco aveva fotografato. Quasi a far pace con quel disco che è stata per loro un’asticella impossibile da raggiungere e superare, i Kula Shaker hanno pubblicato K 2.0. E’ un buon disco, di quelli che son capaci di fare, non è K. ovviamente.

Non ci sarà mai più un nuovo disco di Leonard Cohen e questa è una cosa molto triste. Ma è bello che prima di andarsene sia riuscito a completare You want it darker, un album che chiude degnamente la vita e la discografia di uno dei più grandi cantautori di sempre.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...