[1997] Millenovecentonovantasette

A gennaio debuttano i Daft Punk (Homework) ed esce il terzo disco dei Built to spill (Perfect from now on). Il mese successivo David Bowie pubblica il suo ventesimo album, Earthling, fra i migliori post-70. Ma i dischi più belli del mese sono l’album omonimo con cui i Blur abbandonano il britpop, Either/Or di Elliott Smith e A short album about love dei Divine Comedy. Belli anche Brighten the corners dei Pavement e Secret Samadhi dei Live. Interessanti, grazie a dei singoli notevoli, White on Blonde dei Texas (che contiene Say what you want) e Women in technology di White Town (il disco di Your woman). Così e così Whiplash dei James, meglio – più divertente – l’omonimo debutto dei Marcy Playground. Debuttano in Mansun con Attack of the Grey Lantern.

Marzo è il mese di Hand it over dei Dinosaur Jr e del ritorno dei Supertramp (Some things never change è il loro decimo album e non è granché) ma soprattutto di The Boatman’s Call di Nick Cave e Pop degli U2. Escono i tormentoni di Savage Garden (Truly Madly Deeply) e Aqua (Barbie Girl), Nine Lives degli Aerosmith (disco onesto pieno di buone canzoni) e il secondo album dei Ben Folds Five.

La primavera porta sempre bei dischi. Ad aprile escono Elegantly wasted degli INXS e Dig your own hole dei Chemical Brothers, Sound of lies dei Jayhawks e Tellin’ Stories dei Charlatans. Ma i dischi del mese sono I can hear the heart beating as one dei Yo La Tengo e soprattutto Ultra dei Depeche Mode. Molto bello anche In it for the money, secondo album dei Supergrass. Impossibile non citare i Bran Van 3000 e la loro Drinking in L.A.

Il mese dopo, rivitalizzato dalla “reunion” dei Beatles e dal lavoro di George Martin e Jeff Lynne, Paul McCartney pubblica Flaming Pie, uno dei suoi dischi migliori. Escono il secondo album dei Foo Fighters, The Colour and the Shape, e il primo di Meredith Brooks, Blurring the edges, che contiene il singolo Bitch.

Giugno è il mese dei dischi dell’anno, quello di nome (Album of the year dei Faith no more) e quello di fatto: OK Computer dei Radiohead (disco dell’anno, del decennio e degli ultimi vent’anni almeno). Escono anche Some other sucker’s parade di Del Amitri, Ladies and Gentleman we are floating in space degli Spiritualized, My own prison dei Creed, il secondo disco solista di Jon Bon Jovi (Destination Anywhere) e il disco più bello di Ben Harper. I Brad – side-project di Stone Gossard dei Pearl Jam – pubblicano il secondo album, bellissimo, Interiors.

L’estate si apre con l’uscita, a luglio, di The Fat of the Land dei Prodigy, del secondo disco dei Dandy Warhols (…The Dandy Warhols come down) e diel bellissimo Adam and Eve dei Catherine Wheel. Il mese successivo esce Radiator dei Super Furry Animals, mentre gli Oasis pubblicano il disco con cui inizieranno la loro fase calante, Be here now. Quasi contemporaneamente gli Stereophonics escono col loro disco d’esordio: Word gets around è un bel disco, ma le nuove leve del britpop non sono all’altezza della vecchia guardia che in un modo o nell’altro sta mollando.

A proposito di nuove leve del britpop, molto bello l’esordio dei Travis. E sempre a settembre escono, rimanendo nei contorni del genere, due ottimi album: Marchin’ Already, terzo disco degli Ocean Colour Scene e soprattutto Urban Hymns dei Verve, che chiudono alla grande la stagione d’oro del britpop. Uno dei dischi più interessanti del mese è When I was born for the 7th time dei Cornershop, col tormentone Brimful of Asha. Bjork pubblica Homogenic. Uno dei dischi meno interessanti è Calling all stations, ultimo album dei Genesis (l’unico con Ray Wilson degli Stiltskin al microfono), trascurabile nonostante due singoli non male (la title-track e Congo). Altrettanto trascurabile è The Big Picture di Elton John (che comunque si rifà con Candle in the wind per Lady D) altro tormentone dell’anno Tubthumping dei Chumbawamba. Buono l’esordio solista di Robbie Williams (Life thru a lens) ma settembre è anche mese di dischi di vecchie glorie: Bob Dylan è in gran forma in Time out of mind, come anche Patti Smith in Peace and Noise, mentre con Bridges to Babylon i Rolling Stones provano a sfruttare l’onda lunga dell’ottimo Voodoo Lounge di tre anni prima.

Negli ultimi mesi dell’anno escono dischi come The Lonesome Crowded West dei Modest Mouse, Come to Daddy di Aphex Twin e Songs of the Capeman di Paul Simon. Trascurabilissimo ReLoad dei Metallica (ma bellissima The Memory Remanis con Marianne Faithfull).

Altri tormentoni pop imprescindibili: Torn di Natalie Imbruglia, il secondo disco delle Spice Girls (ma anche il debutto delle All Saints), i Backstreet Boys (Backstreet’s Back!), I’ll be missing you di Puff Daddy, MMMbop degli Hanson, Kiss the Rain di Billy Myers. I Buena Vista Social Club (ommioddio).


I DIECI ALBUM MIGLIORI DEL 1997

  1. OK Computer – Radiohead
  2. Blur – Blur
  3. Songs from the Northern Britain – Teenage Fanclub
  4. The Boatman’s Call – Nick Cave and the Bad Seeds
  5. Ultra – Depeche Mode
  6. Interiors – Brad
  7. Urban Hymns – The Verve
  8. Either/Or – Elliott Smith
  9. A short album about love – The Divine Comedy
  10. Brighten the Corners – Pavement

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