Gli album degli Oasis dal migliore al peggiore


1994 – Definitely Maybe

Uno degli esordi più belli di sempre. Qualcuno li definì “Sex Beatles” per l’attitudine punk e le melodie che rimandavano a Lennon e McCartney.
Supersonic, Live Forever, Rock ‘n’ Roll Star, Shakermaker. Qualche mese dopo pubblicarono anche Whatever, ma questo disco era già perfetto così.


1995 – (What’s the story) Morning Glory

Praticamente un ex-aequo col primo. Noel è una macchina da singoli, il disco fa vincere agli Oasis la guerra del britpop contro il Blur. L’attitudine punk dell’esordio è più sfumata mentre i Beatles sono in ogni traccia.
I classici si sprecano: Wonderwall, Don’t look back in anger, Some might say, Champagne Supernova.


2002 – Heathen Chemistry

Ritorno in quota dopo qualche episodio deludente. Il tocco magico è andato, ma dentro Heathen Chemistry si rivede a tratti il talento degli inizi. Songbird di Liam non sfigura fra i pezzi scritti da Noel (The Hindu Times e Little by Little su tutte).


2005 – Don’t believe the truth

Dieci anni dopo Morning Glory e col figlio di Ringo Starr alla batteria, un disco in linea col precedente per il livello – molto alto – dei singoli (Lyla, The Importance of Being Idle, Let there be love), ma meno riuscito nell’impatto complessivo.


2008 – Dig out your soul

Nessun brano in grado di competere con la forza consueta dei singoli scritti da Noel Gallagher, ma un disco vero, coeso, bello. Un bel modo per dire basta. I’m outta time, di Liam, “ospita” la voce registrata di Lennon, per chiudere il cerchio anche con i Beatles.


1997 – Be Here Now

Sembravano capaci di fare solo cose belle, due album pazzeschi, un clamoroso concerto a Knebworth nel 1996. E invece ecco la delusione del terzo album. Nonostante un singolo riuscito come Stand by me e una traccia d’apertura bellissima come D’you know what I mean, un disco per il resto stanco, una formuletta recitata a memoria.


2000 – Standing on the shoulder of giants

Quasi il primo disco di Noel, più che un album degli Oasis. Qualche traccia anche buona (Go let it out, Sunday Morning Call), ma nel complesso un album affaticato e poco ispirato e la sensazione di una band in disfacimento (non solo la sensazione, vista la dipartita di Bonehead e McGuigan).

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