[1967] Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – The Beatles

1 giugno 1967. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band è nei negozi di dischi. Contemporaneamente in Europa e negli Stati Uniti. E’ la prima volta. Per la prima volta ci sono i testi in copertina, per la prima volta un disco viene presentato alla stampa con party promozionali e ascolti in anteprima. Per la prima volta un disco di musica pop è realizzato e trattato come un’opera d’arte.
Sgt. Pepper è un concept album eppure non lo è. O non lo è pur essendolo. Sgt. Pepper sono i Beatles che vestono i panni di una band fittizia e suonano 13 pezzi, come in un concerto. Dovevano esserci Strawberry Fields Forever e Penny Lane, ma ne sono rimasti fuori. Non c’è più un tema unico a legare le canzoni (Liverpool, l’infanzia), ci sono le canzoni unite – “fisicamente” – perché scompaiono i solchi del vinile fra un pezzo e l’altro. C’è una band che suona, dicevamo, e si presenta. We’re Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Comincia così, l’album, coi suoni di un’orchestra che si prepara, qualcuno si siede al suo posto, qualcuno tossisce, qualcuno accorda lo strumento. It was 20 years ago today. Le chitarre, la batteria di Ringo, la voce di Paul che presenta la band dei cuori solitari, they’ve been going in and out of style but they’re guaranteed to raise a smile. Sembra un bilancio dei Beatles, quasi cinque anni dopo l’esordio. Un bilancio perché si è chiusa una prima fase di quella storia. I Beatles non sono più i Beatles. Non indossano più gli stessi abiti, non hanno più lo stesso taglio di capelli, tutti e quattro hanno i baffi adesso. I Beatles non sono più i Beatles, hanno smesso di suonare dal vivo e, per una volta, hanno indossato uniformi militari colorate e sono diventati la band dei cuori solitari. Parte la fanfara, partono gli ottoni come nelle classiche bande cittadine e we hope you will enjoy the show. Che meraviglia questi Beatles che non sono più i Beatles eppure lo sono, lo sono di nuovo. Dopo anni passati a sbattersi in tour sfiancanti senza riuscire a sentirsi suonare, fra le grida isteriche dei fan adoranti, eccoli di nuovo e finalmente musicisti, in questo finto live, dichiarare il loro amore al pubblico you’re such a lovely audience, we’d like to take you home with us prima di presentare il prossimo brano. A cantarlo sarà un altro membro della band dei cuori solitari, l’adorabile e unico Billy Shears, paradigmatico sig. Rossi di Liverpool: Ringo, ovviamente. Arpeggio di George, il basso di Paul che danza mentre la voce malinconica di Ringo parla direttamente col pubblico, chiede supporto per eventuali stecche e sa che lo otterrà, ce la farà With a little help from my friends. E’ il 1967, bellezza. L’Estate dell’Amore comincia qui, fra questi solchi. Ringo, Billy Shears, il più improbabile fra i quattro “Fab”, l’uomo della strada al quale il destino ha riservato un posto fra gli dei ce l’ha fatta e ce la farà grazie all’aiuto degli amici.
E poi arriva Lennon. E poi arriva Lucy in the sky with diamonds. Dietro (forse) c’è una storia bella e innocente oscurata da una più maliziosa, non nasconde l’acronimo scandaloso (LSD) ma il disegno di un bambino (Julian). George Harrison che fa tutto o quasi, il suono liquido della chitarra che arpeggia fuori dall’amplificatore Leslie, la tamboura che ricama (e certo, c’è l’organo di Paul, anche, e i suoi soliti svolazzi al basso). Soprattutto c’è un testo che, storia dell’acronimo a parte, è un viaggio, un sogno di immagini che Lewis Carroll – l’eroe di Lennon – avrebbe certamente apprezzato. Marmalade skies, kaleidoscope eyes, flowers that grow so incredibly high. Girava molta erba e molto LSD a quei tempi, dirà McCartney. Erano tempi straordinari. It’s getting better all the time. Lo canta anche, McCartney. In un pezzo che deve molto a George Martin, che suona il piano percuotendo direttamente le corde. It’s getting better all the time! canta Paul. It can’t get no worse, risponde Lennon. E’ il 1967, è la Summer of Love, sono tempi straordinari, ma non esageriamo. I’m fixing a hole where the rain gets in, sembra insistere McCartney, se c’è un problema lo si risolve. It’s getting better all the time.
L’arpa che si sente a questo punto è suonata da Sheila Bromberg, la prima donna a comparire su un album dei Beatles. L’arpa di Sheila Bromberg introduce She’s Leaving Home, un brano di Paul (con contributo decisivo di John) ispirato alla storia vera di una ragazza che scappa di casa. Il contributo di Lennon sono le parole dei genitori della ragazza: we gave her most of our lives, sacrificed most of our lives, we gave her everything money could buy, what did we do that was wrong, we didn’t know it was wrong, fun is the one thing that money can’t buy. Struggente. Al punto che l’atmosfera dell’album ha bisogno di un’iniezione urgente di leggerezza. Arriva il circo di Mr. Kite! L’ispirazione per Being for the benefit of Mr.Kite arriva a Lennon da una vera locandina vintage che pubblicizza uno spettacolo circense. E’ solamente un pezzo divertente il cui interesse consiste quasi esclusivamente nella tecnica usata per rispondere al meglio alle richieste di Lennon, che vuole si senta “l’odore della segatura” quando si ascolta la canzone. Il nastro con le incisioni di varie parti di organo viene tagliato a pezzettini e poi rimontato casualmente per ottenere il caratteristico effetto “circense”. Con questa canzone si chiude il lato A del disco. Tutto scorre alla perfezione, la banda può prendersi una pausa prima di proseguire lo spettacolo.
⇒⇒ LATO B


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