Chris Cornell, che mi mancherà moltissimo

Le persone muoiono, i cantanti sono persone, inutile chiudere il più facile dei sillogismi. Però, lui era Chris Cornell, non uno qualunque.

Di quegli anni lì, di quella stagione, di quel tutto è stata fra le voci che mi hanno più emozionato, che ho più amato. Con i Soundgarden, ovviamente. Ma anche col suo primo disco Euphoria Morning, meraviglioso. E poi, perché per lui era vero amore, persino con gli Audioslave.

Da qualche parte ho letto che Cornell è stato, nella sua generazione, quanto di più vicino a Robert Plant. Ha senso. E proprio per questo lui e i Soundgarden sono stati una sorta di anello di congiunzione tra la mia fase hard-rock e heavy metal e quella successiva, quella del grunge. A casa di mio cugino lo stereo passava senza imbarazzo i Soundgarden fra i Led Zeppelin e i Deep Purple, fra i Blue Öyster Cult e gli Skid Row. Rusty Cage e Jesus Christ Pose erano dei pezzi incredibili, al contrario dei Nirvana ci aprivano le porte della rivoluzione grunge senza costringerci a rinnegare l’amore per i Guns n’ Roses e proprio i Guns n’ Roses si fecero garanti di questo, scegliendoli come band di supporto per il tour di Use your illusion.

Black Hole Sun, con quei suoni e quel video, fece il resto. Ma tutto girava intorno alla voce e al carisma di Chris Cornell, che era in qualche modo l’opposto di Kurt Cobain e che dopo la sua morte sembrava ancora più cazzuto, ancora più carismatico. E ancora più necessario.

E infatti Euphoria Morning, il suo primo disco solista, era ed è qualcosa di molto vicino all’idea di Bellezza. Dentro poi, c’era Wave Goodbye scritta per Jeff Buckley, l’altra grande perdita per la nostra generazione.

E per lui. Andy Wood, Kurt Cobain, Jeff Buckley, Layne Staley. Uno dietro l’altro. Che strazio.

Il primo disco degli Audioslave, con la chitarra di Tom Morello, Cochise. E sempre la voce di Cornell, anche nel nuovo millennio, con gli anni Novanta che sembravano già così lontani.

E poi la reunion dei Soundgarden, deludente e inutile, ma mai quanto Scream, l’album solista prodotto da Timbaland, così surreale nel suo essere lontano da tutto quello che Cornell era ai nostri occhi, per le nostre orecchie. Rinfrancate da Higher Truth, se non altro.

E poi di nuovo i Temple of the Dog, il supergruppo da un album (1991) messo in piedi come omaggio a Andy Wood, riuniti per un ultimo tour come per chiudere il cerchio.

Andy Wood, Kurt Cobain, Jeff Buckley, Layne Staley.
Chris Cornell.
Che mi mancherà moltissimo.

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