[1965] (I can’t get no) Satisfaction – The Rolling Stones

Un riff di chitarra e lui che russava per 40 minuti. Questo disse d’aver sentito su nastro Keith Richards la mattina dopo aver registrato quello che è forse il riff più famoso di sempre. All’inizio era in realtà un pezzo folk, c’era la chitarra acustica e l’armonica di Brian Jones, ma Richards pensava che quel riff andasse suonato…

[1989] Sowing the seeds of love – Tears for Fears

Finisce il decennio e finisce il binomio Roland Orzabal e Curt Smith. I Tears for Fears continueranno a esistere ma saranno solo la firma con cui Orzabal continuerà da solo a fare musica. Non si può dire però che il duo non chiuda la prima fase della sua storia, quella di maggior successo e qualità,…

[1968] The Village Green Preservation Society – The Kinks

Village Green era il mio posto ideale, un luogo protetto, un mondo di fantasia nel quale potevo ritirarmi. La cosa peggiore che feci fu di infliggerlo al pubblico. Non fu una grande scelta, nel 1968, venirsene fuori con un disco conservatore, reazionario. Ma ovviamente non fu propriamente una scelta quanto un’esigenza. I Kinks non erano…

[1968] Rain and tears – Aphrodite’s Child

Gli Aphrodite’s Child erano un bel gruppo, con un ottimo cantante, Demis Roussos, e un tastierista che poi col nome di Vangelis avrebbe fatto fortuna scrivendo un bel po’ di colonne sonore notevoli. Erano greci e questo li rende una specie di rarità, soprattutto perchè non erano specializzati in sirtaki. Sono stati fra i primi…

[1988] Man in the mirror – Michael Jackson

Michael Jackson era per me un tempo come il Milan di Sacchi e le pellicce Annabella. Non sono milanista quindi è chiaro in che senso lo scrivo. Era gli anni 80, era i balletti che non capivo, lui che diventava sempre più bianco e finiva sui giornali per le ragioni sempre più assurde e sbagliate…

[1998] Day after day – Julian Lennon

Julian Lennon è il figlio sfigato di John. Quello nato in piena Beatlemania, quindi quello che il padre non si è praticamente filato per quasi tutta l’infanzia, quello che non era figlio del grande amore Yoko ma dell’amore di gioventù Cynthia. Quello che il padrino di battesimo era il manager dei Beatles Brian Epstein, morto…

[1989] What it takes – Aerosmith

Fenomenale rosicata da amante ferito, abbandonato, tradito. There goes my old girlfriend, there’s another diamond ring And all those late night promises I guess they don’t mean a thing So baby, what’s the story? Did you find another man? Is it easy to sleep in the bed that we made?  Grande interpretazione di Steven Tyler,…

[1969] Dark end of the street – The Flying Burrito Brothers

Dopo aver spinto i Byrds verso il country rock con Sweetheart of the Rodeo (1968), Gram Parsons fonda i Flying Burrito Brothers per proseguire quel discorso. Lo affianca Chris Hillman, che coi Byrds ci aveva trascorso una vita, dagli inizi. Il primo disco che mettono su, nel 1969, è The Gilded Palace of Sin, un…

[1998] Come back to what you know – Embrace

Arrivarono fuori tempo massimo. Il britpop aveva perso la sua spinta propulsiva. I Blur – con il loro disco omonimo del 1997 – stavano già pensando ad altro virando verso l’indie rock, gli Oasis avevano fatto uscire Be here now, tanto atteso quanto deludente. Il rock inglese aveva prodotto, grazie ai Radiohead, un disco clamoroso…

[1965] Mr Tambourine Man – The Byrds

La svolta è George Harrison con la sua Rickenbacker 12 corde. Quando Roger McGuinn la vede e la sente capisce che il suono che sta cercando è proprio quello. I Byrds esistevano già ma è da quel momento che nascono veramente. McGuinn, David Crosby e Gene Clark prendono Mr Tambourine Man, un brano di Bob…

[1969] – Lay Lady Lay – Bob Dylan

Oltre un decennio fa (!) compilai una cassettina per un’amica. Una cassettina davvero cazzuta, molto ben fatta. E scusate se me lo dico da solo, ma davvero era molto ben fatta. Nulla di particolarmente coraggioso, era una raccolta di classici anni sessanta e settanta. Ma comunque era davvero una cassettina di qualità. A parte i…

[1973] Sketches of China – Paul Kantner e Grace Slick

Questo pezzo chiudeva Baron von Tollbooth & the Chrome Nun del 1973, un disco firmato da Grace Slick e Paul Kantner. Erano passati due anni dall’ultimo disco pubblicato col nome di Jefferson Airplane, nel frattempo i due avevano già partorito un disco a nome Jefferson Starship e uno insieme. Soprattutto, nel 1971 Grace Slick aveva partorito China, nata…

[1970] 25 or 6 to 4 – Chicago

Per tutti gli anni Settanta, diciamo fino alla morte di Terry Kath, i Chicago sono stati un gruppo pazzesco, capace di fondere rock e jazz con risultati qualitativamente clamorosi e tuttavia sempre straordinariamente accessibili. 25 or 6 to 4 stava sul loro secondo album – che si intitolava Chicago, ma che siccome era appunto il…

[1964] You really got me – The Kinks

Punto primo, prendere una lametta e tagliare il cono dell’amplificatore. Punto secondo, wow. Punto terzo, You really got me. In soli tre passaggi Ray Davies garantì un futuro a se stesso come artista – i primi singoli dei Kinks erano andati piuttosto male e stavano praticamente per mollare, o meglio per essere mollati – e inventò il…

[1980] Watching the wheels – John Lennon

Se dovessi scegliere il mio pezzo preferito di Lennon, Watching the wheels sarebbe sicuramente tra i due o tre fra i quali estrarre il prescelto. Intanto perché è un gran bel pezzo, è chiaro, una di quelle cose del Lennon solista che non sfigurano di fronte ai classici dei Beatles. E poi per il testo.…

[1966] Rain – The Beatles

Che i Beatles fossero avanti di una ventina d’anni almeno rispetto alla media dei loro contemporanei è cosa assodata, giusto Scaruffi non è d’accordo ma chissenefrega. Certo è che c’è un momento in cui questa loro “modernità” produce canzoni e album che riascoltati oggi suonano molto più che contemporanei. Quel momento è il 1966. Rain…